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Bur n. 149 del 30 ottobre 2026


LEGGE REGIONALE  n. 25 del 27 ottobre 2026

Iniziative per il ricordo delle foibe, dell'esodo giuliano-dalmata e delle vicende del confine orientale.

Il Consiglio regionale ha approvato

Il Presidente della Giunta regionale

p r o m u l g a

la seguente legge regionale:

Art. 1
Finalità.

1. La Regione del Veneto preserva la memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale:

a) in armonia con i principi di cui agli articoli 2 e 3 della Costituzione e in attuazione dell’articolo 5, commi 1 e 2, e dell’articolo 6, comma 1, lettera d), dello Statuto del Veneto;
 

b) conformemente alla legge 30 marzo 2004, n. 92 “Istituzione del “Giorno del Ricordo” in memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata, delle vicende del confine orientale e concessione di un riconoscimento ai congiunti degli infoibati”.

2. La Regione del Veneto assume iniziative a sostegno della consapevolezza storica e della coscienza democratica della comunità regionale, in particolare delle giovani generazioni, per diffondere la conoscenza delle vicende storiche riguardanti il confine orientale italiano nel XX secolo.
 

3. La Regione del Veneto promuove la conoscenza del patrimonio culturale, storico, letterario e artistico degli italiani dell’Istria, di Fiume e delle coste dalmate, valorizzando il contributo degli stessi allo sviluppo sociale e culturale del territorio della costa nord-orientale adriatica, nonché la conservazione della memoria e della documentazione storica delle comunità istriano-dalmate residenti nel territorio nazionale e all’estero, anche nel quadro degli interventi di cui alla legge 16 marzo 2001, n. 72 “Interventi a tutela del patrimonio storico e culturale delle comunità degli esuli italiani dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia” e ai sensi della legge regionale 25 settembre 2019, n. 39 “Interventi per il recupero, la conservazione e la valorizzazione del patrimonio culturale risalente alla Repubblica Serenissima di Venezia nell’Istria, nella Dalmazia e nell’area mediterranea”.

Art. 2
Commemorazione del Giorno del Ricordo.

1. Nel Giorno del Ricordo di cui alla legge 92/2004, il Presidente della Giunta regionale o suo delegato e il Presidente del Consiglio regionale partecipano a eventi commemorativi organizzati dalle associazioni degli esuli istriani, fiumani e dalmati operanti nel Veneto, a ricordo di ogni vittima delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata.

Art. 3
Iniziative del Consiglio regionale.

1. In concomitanza con il Giorno del Ricordo di cui alla legge 92/2004, il Consiglio regionale si riunisce in seduta solenne o la commissione consiliare competente è convocata in seduta speciale per preservare e promuovere la conoscenza della tragedia delle foibe, dell’esodo istriano, fiumano e giuliano-dalmata e delle vicende del confine orientale.
 

2. Presso il Consiglio regionale è istituito il concorso annuale in memoria di Norma Cossetto e di tutti i martiri delle foibe, rivolto agli studenti del triennio superiore di scuola secondaria di secondo grado del Veneto, finalizzato all’assegnazione di premi da erogare agli istituti scolastici per finanziare iniziative didattiche, accompagnate da una targa. Il concorso consiste nella valutazione di elaborati, individuali o collettivi, a carattere letterario, fotografico, musicale o teatrale, presentati a mezzo di supporto informatico o multimediale, concernenti le finalità di cui all’articolo 1, comma 1. Gli elaborati premiati sono pubblicati sul sito internet istituzionale del Consiglio regionale. Per la realizzazione del concorso, il Consiglio regionale può definire forme di collaborazione con l’Ufficio scolastico regionale per il Veneto e le associazioni di esuli istriani, fiumani e dalmati operanti nel Veneto. L’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale adotta il relativo bando annuale.
 

3. In occasione del Giorno del Ricordo di cui alla legge 92/2004, l’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale può assumere ulteriori iniziative volte a far conoscere i luoghi dell’esodo e delle foibe, nonché i luoghi di memoria della civiltà istriano-fiumano-dalmata.
 

4. Gli studenti vincitori del concorso di cui al comma 2 hanno diritto a partecipare ai viaggi di studio attivati ai sensi dell’articolo 4, comma 1, lettera b), con oneri a carico del bilancio regionale.

Art. 4
Iniziative della Giunta regionale.

1. La Giunta regionale, sentita la competente commissione consiliare, stabilisce annualmente il programma degli interventi per la celebrazione del Giorno del Ricordo di cui alla legge 92/2004 con il quale si prevedono iniziative fra le seguenti:

a) la stipulazione di accordi di collaborazione fra la Regione ed enti, associazioni o fondazioni del Veneto, o comunque operanti anche in Veneto, il cui fine statutario sia coerente con le finalità di cui all’articolo 1, per la realizzazione di progetti rivolti ai giovani e dedicati alla conoscenza storica delle vicende del confine orientale italiano nel XX secolo;
 

b) iniziative formative dirette agli studenti e ai docenti delle istituzioni scolastiche, statali e paritarie, di ogni ordine e grado e delle scuole di formazione professionale del Veneto, da assumere in collaborazione con l’Ufficio scolastico regionale, gli enti locali e le associazioni degli esuli istriani, fiumani e dalmati operanti nel Veneto, come la promozione di viaggi di studio nei luoghi dell’esodo e delle foibe e l’organizzazione di concorsi e convegni;
 

c) il supporto alla realizzazione di progetti, manifestazioni ed eventi sul tema delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata, dei rimasti e delle vicende del confine orientale, promossi dalle associazioni degli esuli istriani, fiumani e dalmati anche in collaborazione con gli enti locali, le università e gli enti, associazioni o fondazioni il cui fine statutario sia coerente con le finalità di cui all’articolo 1;
 

d) il supporto alla realizzazione di progetti, manifestazioni ed eventi diretti a consentire la conoscenza del patrimonio culturale, storico, letterario e artistico degli italiani dell’Istria, di Fiume e delle coste dalmate, con attenzione particolare agli esuli veneti, ai loro discendenti, ai luoghi della civiltà istriano-fiumano-dalmata in Veneto, nonché iniziative per la raccolta, conservazione e digitalizzazione di testimonianze, documenti e archivi relativi alle vicende del confine orientale, promossi, anche in collaborazione con l’Istituto regionale per la cultura istriano-fiumano-dalmata (IRCI) e con la Società di studi fiumani, dalle associazioni degli esuli istriani, fiumani e dalmati, dalle università, da enti, associazioni o fondazioni culturali, da storici e studiosi della materia;
 

e) l’indizione di avvisi per la premiazione di tesi di laurea aventi ad oggetto il tema delle foibe, dell’esodo istriano, fiumano e giuliano-dalmata e delle vicende del confine orientale italiano nel XX secolo, nonché della realtà, della cultura e della tradizione della civiltà istriano-fiumano-dalmata.

Art. 5
Clausola valutativa.

1. La Giunta regionale, entro il mese di gennaio di ciascun anno, presenta al Consiglio regionale una relazione sulle iniziative attuate ai sensi dell’articolo 4 durante l’esercizio precedente.

Art. 6
Norma finanziaria.

1. Agli oneri derivanti dall’applicazione delle iniziative di cui all’articolo 3, quantificati in euro 30.000,00 per l’esercizio 2026, si fa fronte con le risorse allocate nella Missione 1 “Servizi istituzionali, generali e di gestione”, Programma 01 “Organi istituzionali”, Titolo 1 “Spese correnti”, la cui dotazione viene aumentata riducendo contestualmente di pari importo il fondo di cui all’articolo 7, comma 1, della legge regionale 10 aprile 2026, n. 4 “Bilancio di previsione 2026-2028” allocato nella Missione 20 “Fondi e accantonamenti”, Programma 03 “Altri fondi”, Titolo 1 “Spese correnti” del bilancio di previsione 2026-2028.
 

2. Agli oneri derivanti dall’applicazione delle iniziative di cui all’articolo 4, quantificati in euro 70.000,00 per l’esercizio 2026, si fa fronte, quanto a euro 35.000,00, con le risorse allocate nella Missione 5 “Tutela e valorizzazione dei beni e delle attività culturali”, Programma 02 “Attività culturali e interventi diversi nel settore culturale”, Titolo 1 “Spese correnti”, e, quanto a euro 35.000,00, con le risorse allocate nella Missione 4 “Istruzione e diritto allo studio”, Programma 07 “Diritto allo studio”, Titolo 1 “Spese correnti”, le cui dotazioni vengono aumentate riducendo contestualmente di pari importo il fondo di cui all’articolo 7, comma 1, della legge regionale 10 aprile 2026, n. 4, allocato nella Missione 20 “Fondi e accantonamenti”, Programma 03 “Altri fondi”, Titolo 1 “Spese correnti” del bilancio di previsione 2026-2028.

La presente legge sarà pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Regione. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione veneta.

Venezia, 27 ottobre 2026

Alberto Stefani


__________________

INDICE

Art. 1 - Finalità.

Art. 2 - Commemorazione del Giorno del Ricordo.

Art. 3 - Iniziative del Consiglio regionale.

Art. 4 - Iniziative della Giunta regionale.

Art. 5 - Clausola valutativa.

Art. 6 - Norma finanziaria.



 



Dati informativi concernenti la legge regionale 27 ottobre 2026, n. 25

Il presente elaborato ha carattere meramente informativo, per cui è sprovvisto di qualsiasi valenza vincolante o di carattere interpretativo. Pertanto, si declina ogni responsabilità conseguente a eventuali errori od omissioni.

Per comodità del lettore sono qui di seguito pubblicati:

1 - Procedimento di formazione

2 - Relazione al Consiglio regionale

3 - Struttura di riferimento

1. Procedimento di formazione

- La proposta di legge è stata presentata al Consiglio regionale in data 11 febbraio 2026, dove ha acquisito il n. 35 del registro dei progetti di legge su iniziativa dei Consiglieri Soranzo, Borgia, Baldan Matteo, Barbera, Benetti, Besio, Calligaro, Leso e Rucco;

- Il progetto di legge è stato assegnato alla Sesta Commissione consiliare;

- La Sesta Commissione consiliare ha espresso parere sul progetto di legge in data 7 ottobre 2026;

- Il Consiglio regionale, su relazione della Sesta Commissione consiliare, relatore il Presidente della stessa, Consigliere Enoch Soranzo, e su relazione di minoranza della Sesta Commissione consiliare, relatore il Consigliere Carlo Cunegato, ha esaminato e approvato il progetto di legge con deliberazione legislativa 20 ottobre 2026, n. 25.

2. Relazione al Consiglio regionale

- Relazione della Sesta Commissione consiliare, relatore il Presidente della stessa, consigliere Enoch Soranzo, nel testo che segue:

“Signor Presidente, colleghi consiglieri,

il presente progetto di legge intende onorare la solennità civile del “Giorno del Ricordo”, istituita con la legge 30 marzo 2004, n. 92 “Istituzione del “Giorno del Ricordo” in memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata, delle vicende del confine orientale e concessione di un riconoscimento ai congiunti degli infoibati.”, al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale. In analogia con quanto già previsto dalla Regione del Veneto per il Giorno della Memoria, si propone di strutturare un percorso istituzionale e didattico che coinvolga le giovani generazioni, istituendo un concorso in memoria di Norma Cossetto, studentessa dell’Università di Padova, simbolo del martirio di quelle terre, e di tutti i martiri delle foibe.

All’articolo 1 sono definite le finalità dell’intervento normativo. La Regione del Veneto, in coerenza con i principi costituzionali, con lo Statuto del Veneto e con la legge 92/2004, promuove la conservazione e la diffusione della memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata e delle vicende del confine orientale, sostenendo iniziative rivolte in particolare alle giovani generazioni e valorizzando il patrimonio storico, culturale e identitario delle comunità istriano-fiumano-dalmate.

All’articolo 2 è disciplinata la partecipazione istituzionale della Regione alle celebrazioni del Giorno del Ricordo, prevedendo la presenza del Presidente della Giunta regionale o suo delegato e del Presidente del Consiglio regionale alle iniziative commemorative promosse dalle associazioni degli esuli operanti nel territorio veneto.

All’articolo 3 sono individuate le iniziative di competenza del Consiglio regionale, prevedendo la convocazione di una seduta solenne o di una seduta speciale della commissione consiliare competente in occasione del Giorno del Ricordo, l’istituzione del concorso “Norma Cossetto” rivolto agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado del Veneto. Il concorso è finalizzato all’assegnazione di premi, accompagnati da una targa, da erogare agli istituti scolastici per finanziare iniziative didattiche; per la sua realizzazione il Consiglio regionale può definire forme di collaborazione con l’Ufficio scolastico regionale per il Veneto e con le associazioni degli esuli istriani, fiumani e dalmati operanti nel Veneto, mentre il bando annuale è adottato dall’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale. È inoltre prevista la possibilità di promuovere ulteriori iniziative di conoscenza dei luoghi della memoria e il riconoscimento, in favore degli studenti autori degli elaborati premiati, del diritto a partecipare ai viaggi di studio di cui all’articolo 4, comma 1, lettera b), con oneri a carico del bilancio regionale.

All’articolo 4 sono disciplinate le iniziative di competenza della Giunta regionale, che definisce annualmente, sentita la competente commissione consiliare, il programma degli interventi per la celebrazione del Giorno del Ricordo. Tra questi sono previsti accordi di collaborazione con enti e associazioni; iniziative formative dirette agli studenti e ai docenti delle istituzioni scolastiche, statali e paritarie, di ogni ordine e grado e delle scuole di formazione professionale del Veneto, quali i viaggi di studio, i concorsi e i convegni; il sostegno a progetti, manifestazioni ed eventi sul tema delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata, dei rimasti e delle vicende del confine orientale, nonché sulla conoscenza del patrimonio culturale, storico, letterario e artistico degli italiani dell’Istria, di Fiume e delle coste dalmate; la raccolta, conservazione e digitalizzazione di testimonianze, documenti e archivi, anche in collaborazione con l’Istituto regionale per la cultura istriano-fiumano-dalmata (IRCI) e con la Società di studi fiumani; la premiazione di tesi di laurea sui temi oggetto della legge.

All’articolo 5 è prevista la presentazione annuale al Consiglio regionale, entro il mese di gennaio di ciascun anno, di una relazione della Giunta regionale sulle iniziative attuate ai sensi dell’articolo 4 nell’esercizio precedente.

All’articolo 6 è introdotta la norma finanziaria, che quantifica in 100.000 euro per l’esercizio 2026 gli oneri derivanti dall’attuazione della legge.

Il progetto di legge è stato assegnato alla Sesta Commissione consiliare il 17 febbraio 2026. L’illustrazione del provvedimento è avvenuta nella seduta n. 9 dell’11 marzo 2026. Il parere del Consiglio delle autonomie locali, richiesto in data 17 febbraio 2026, è pervenuto alla commissione, con esito favorevole, in data 14 luglio 2026. L’esame della Sesta Commissione consiliare è ripreso nella seduta n. 19 del 3 giugno 2026, durante la quale sono stati approvati alcuni emendamenti tecnici. La Prima Commissione consiliare ha regolarmente espresso il proprio parere favorevole sulla norma finanziaria nella seduta del 21 luglio 2026.

Nella seduta n. 26 del 22 luglio 2026 la Sesta Commissione, preso atto del parere della Prima Commissione consiliare, ha concluso i propri lavori in ordine al progetto di legge, approvandolo a maggioranza.

Per il progetto di legge n. 35 hanno espresso voto favorevole i consiglieri: Bevilacqua, Marcon con delega Calzavara, Vianello (Lega - Liga Veneta), Maltauro con delega Bozza (Forza Italia - Berlusconi - Autonomia per il Veneto - PPE), Barbera, Besio con delega Baldan Matteo, Soranzo (Fratelli d’Italia - Giorgia Meloni) e Lovat (Szumski Resistere Veneto).

Astenuti i consiglieri: Del Bianco con delega Trevisi, Luisetto, Sambo (Partito Democratico), Cunegato e Ostanel (Alleanza Verdi Sinistra).”

Nella seduta del 29 settembre 2026 l’Assemblea consiliare, con deliberazione amministrativa n. 188, ha ritenuto di rinviare il testo alla Sesta Commissione consiliare, ai sensi dell’articolo 98 del Regolamento del Consiglio regionale, per un’ulteriore istruttoria.

Nella seduta n. 31 del 30 settembre 2026 la Sesta Commissione consiliare ha approvato emendamenti che hanno inciso: sull’articolo 3, commi 2 e 4, sostituendo l’assegnazione di borse di studio ai primi classificati con l’erogazione di premi agli istituti scolastici, introducendo la facoltà di collaborazione con l’Ufficio scolastico regionale e con le associazioni degli esuli e coordinando di conseguenza il beneficiario dei viaggi di studio; sull’articolo 4, comma 1, lettera b), estendendo le iniziative formative ai docenti, a ogni ordine e grado scolastico e alle scuole di formazione professionale e prevedendo l’organizzazione di concorsi; sull’articolo 4, comma 1, lettera c), valorizzando l’esperienza dei rimasti e sopprimendo le limitazioni relative alle sedi dei soggetti proponenti; sull’articolo 4, comma 1, lettera d), sopprimendo analoghe limitazioni relative alla sede dei proponenti; sulla norma finanziaria, ripartendo l’ammontare già determinato tra le missioni 4 e 5, in modo da permettere una equilibrata attuazione tra iniziative dedicate alle scuole e progetti culturali.

La Prima Commissione consiliare ha espresso il parere di competenza il 6 ottobre 2026 con voto favorevole a maggioranza. Nella seduta n. 32 del 7 ottobre 2026 la Sesta Commissione consiliare ha licenziato in via definitiva il testo.

Per il progetto di legge n. 35 hanno espresso voto favorevole i consiglieri: Calzavara (Lega - Liga Veneta), Maltauro con delega Bozza (Forza Italia - Berlusconi - Autonomia per il Veneto - PPE), Barbera con delega Besio, Soranzo (Fratelli d’Italia - Giorgia Meloni), Lovat (Szumski Resistere Veneto) e Cendron (Le Civiche Venete).

Astenuti i consiglieri: Trevisi con delega Del Bianco, Luisetto con delega Sambo (Partito Democratico) e Cunegato con delega Ostanel (Alleanza Verdi Sinistra).”;

- Relazione di minoranza della Sesta Commissione consiliare, relatore il consigliere Carlo Cunegato, nel testo che segue:

“Signor Presidente, colleghi consiglieri,

il problema di questa legge non è quello che c’è, ma tutto quello che non c’è. Non si sta facendo memoria, ma si sta facendo politica della memoria. In questa legge si parla delle vittime italiane, ma non si parla della concausa che ha innescato la violenza e non si parla assolutamente delle vittime che abbiamo creato lì.

Credo non sia un caso che sia Fratelli d’Italia a portare questa mozione e che Fratelli d’Italia cerchi di portare questa mozione un po’ ovunque - questo è un progetto di legge, ma anche mozioni su questo tema - in tutti i Consigli comunali. L’obiettivo è proprio quello di riscrivere la storia. L’obiettivo è quello di un revisionismo storico. Se il nostro patto costituzionale è un patto tra antifascisti di cultura diversa, democristiani, socialisti, liberali, comunisti, questo patto costruisce un orizzonte di società che si basa su una lettura della storia molto chiara: da una parte c’è chi ha sbagliato; da una parte c’è chi, di fatto, ha rappresentato il male del Paese, chi ha costruito una dittatura, chi ha abolito i partiti, chi ha creato per tutti i dissidenti o il confino o la pena di morte; chi ha collaborato con i nazisti e ci ha fatto entrare in guerra e ci ha fatto collaborare con la Shoah, la pagina più brutta, la caduta nell’abisso della storia, il tentativo deliberato di far fuori gli ebrei, i dissidenti politici, tutte le differenze, i sinti, gli omosessuali.

Il patto costituzionale nasceva dicendo che questa era la parte sbagliata della storia e che, invece, c’era una parte giusta della storia: coloro i quali ci avevano liberato dal fascismo, dalla sua dittatura e dai nazisti. Ben inteso: questo non significa che dalla nostra parte non si condanni ogni violenza, anche queste, e non sia giusto ricordare queste vittime. Nessuno giustifica questa violenza, nessuno giustifica questa violenza gratuita, ma quando si parla del confine orientale non si può parlarne così. Bisogna ricordare la complessità del confine orientale.

Vi ricordo che prima del 1918 in quel pezzo di terra, in quel lembo di terra vivevano italiani, croati, sloveni, tedeschi, addirittura greci e bulgari. C’era una commistione fertile, tant’è vero che a me piace ricordare che l’emblema, il simbolo di quel territorio non è D’Annunzio, che viene da Pescara, ma un signore che si fece chiamare appositamente “Italo Svevo” perché voleva ricordare che Trieste, che stava nell’impero austroungarico, era l’esempio virtuoso di una contaminazione fertile di culture, era un crogiuolo di popoli.

Suggerisco sempre la lettura del grande letterato Joseph Roth, che racconta benissimo in “La marcia di Radetzky” e “La cripta dei cappuccini” cosa avveniva prima del 1918 in quei territori. Poi, però, quei territori diventano parte dell’Italia, dopo la Prima guerra mondiale, e comincia a nascere il fascismo. Le violenze cominciano prima del ‘22. Già nel 1920 le squadracce fasciste a Trieste danno fuoco al Narodni Dom, cioè la Casa della cultura slovena. Noi italiani, con i fascisti, andiamo lì, in quella terra che era un crogiuolo di popoli, che era un luogo di fertili incontri di cultura, e diciamo che quel posto lì non è più un posto dove ci possono stare culture diverse, e diamo fuoco alla Casa della cultura slovena.

Dopodiché, arriva il fascismo e si mette in atto una violenza veramente incredibile. Ancora prima, dopo l’incendio del Narodni Dom, Benito Mussolini si reca a Pola, dove dirà: “Di fronte a una razza come quella slava, inferiore e barbara, si sacrificano 5.000 uomini”. La razza slava per Mussolini, che non era ancora salito al potere, era inferiore e barbara. Comincia quello che verrà definito dagli storici “razzismo anti-slavo”, “fascismo anti-slavo”. Questo fascismo anti-slavo, quando appunto Benito Mussolini sale al Governo, mette in atto una violenza simbolica, ma che viene definita dagli storici un’assimilazione culturale e una italianizzazione forzata. Noi andiamo là, dove ci sono i croati, dove ci sono gli sloveni, e obblighiamo i croati e gli sloveni a parlare italiano a scuola, a parlare italiano nei tribunali.

Il dibattito qua dentro è interessante e fertile. Sento l’avvocato Morosin che difende la sua cultura e dice: “Io difendo la cultura italiana, ma anche il dialetto è la mia lingua”. Immaginiamo che cosa sarebbe successo se in quel momento lì fossero arrivati gli sloveni e avessero detto: “Morosin, lei deve parlare lo sloveno in tribunale e i suoi figli devono parlare lo sloveno a scuola”. Questa è una violenza, uno stupro dell’identità culturale di ognuno di noi.

Ricordo che i fascisti non fecero solo questo, ma cambiarono la toponomastica. Morosin avrebbe cambiato cognome e sarebbe diventato “Morosovic”, immagino, se avessimo ribaltato la situazione.

Noi abbiamo obbligato a cambiare i cognomi degli sloveni, i cognomi di tutti i croati. Questo l’hanno fatto anche con noi veneti, visto che voi siete venetisti. Io vengo da Valli del Pasubio e mia nonna abitava in una contrada che si chiamava Sorla, a Savena: i fascisti l’hanno trasformata in “Zorla”. Non esiste la “Z”. C’è stata un’italianizzazione forzata nei nostri territori: ovviamente è stata peggiore e violenta in quei territori dove addirittura - penso sempre a voi venetisti, a voi attaccati alle tradizioni - hanno vietato tutte le associazioni sportive e culturali che rivendicavano l'identità croata e l’identità slovena.

Tutto questo non viene raccontato nella legge, non viene raccontato che per noi gli slavi erano inferiori, non viene raccontato che quel popolo per vent’anni è stato oggetto di razzismo. Noi abbiamo occupato il territorio dicendo “voi siete inferiori, razza inferiore e barbara”, come dice Benito Mussolini. Questa legge non dice che li abbiamo obbligati a parlare italiano nelle scuole, nei tribunali, a cambiare i nomi delle loro famiglie e delle loro città.

Poi arriva la guerra. Come sapete, entriamo in guerra il 10 giugno 1940 al fianco dei nazisti. Collaboriamo alla deportazione degli ebrei. Vi ricordo che noi siamo stati, con queste leggi che vengono definite proto-razziste, razzismo con gli slavi, poi razzismo con gli africani, poi leggi razziali del ‘38 e collaborazione nella deportazione degli ebrei con i nazisti.

Non solo. Nel 1941 insieme ai nazisti occupiamo la Jugoslavia. Questa occupazione è cruenta, brutale e barbara. Il Generale Mario Roatta, criminale di guerra, emanerà una circolare, la circolare 3C, che mette in atto tutte quelle strategie violente e brutali che i nazisti metteranno in atto nell’occupazione dell’Italia e dell’Italia del nord. Prevedono rastrellamenti, di bruciare villaggi, l'uccisione immediata di tutti i partigiani, stragi efferate, deportazioni, campi di concentramento, addirittura la decimazione.

Vi ricordo che in un paesino vicino a Fiume nel 1942 avviene l’eccidio di Podhum. In questo paese vengono uccisi due italiani e noi uccidiamo 91 slavi. Tutti gli altri - donne, bambini, anziani - li deportiamo nei campi di concentramento. Nessuno ricorda che noi abbiamo fatto i campi di concentramento nei territori che abbiamo occupato. Nella Provincia di Lubiana, per esempio, finiscono nei campi di concentramento 36.000 persone su 360.000 abitanti. Finiranno nei campi di concentramento 100.000 persone e ne moriranno 5.000. Non erano campi di sterminio, ma semplicemente le persone morivano di fame. In una lettera molto bella di un carabiniere a un gerarca fascista si legge: “Qua stiamo facendo morire di fame le persone”. Il gerarca fascista risponde: “Questo è un campo di concentramento, non è un campo di dimagrimento”.

Dopo queste violenze, queste migliaia di morti, fucilazione immediata, campi di concentramento, dopo vent’anni di razzismo, arriva l’8 settembre. Come sapete, il 25 luglio Benito Mussolini viene fatto cadere dai suoi nel Gran Consiglio e l’8 settembre c’è l’armistizio. Dopo l’armistizio, pagina anche questa piuttosto vergognosa della storia, visto che, come è noto, Vittorio Emanuele III e Badoglio fuggono al sud e i soldati non sanno cosa fare e 700.000 vengono imprigionati e finiscono nei campi di concentramento tedeschi. Dopo l’8 settembre in quei territori c’è la prima fase delle foibe, c’è una vendetta, una vendetta che non può essere compresa se non si racconta la storia. È una vendetta condannabile, ma vengono uccise 500 persone in questa prima fase, perlopiù persone vicine al fascismo.

In questo senso il caso di Norma Cossetto è un caso esecrabile, condannabile da tutti i punti di vista. Tuttavia, è un caso isolato, nel senso che la maggior parte dei morti in questa fase sono uomini e sono uomini vicini al fascismo.

Ovviamente tutto questo viene criticato, ma non può essere capito se prima noi non raccontiamo vent’anni di italianizzazione e di razzismo e poi due anni di occupazione feroce. Giusto per capirci, perché i numeri non sono tutto, ma sono importanti, alla fine della guerra i fascisti e i nazisti fanno in Jugoslavia 1,2 milioni di morti. Lo ripeto: 1,2 milioni di morti. Questi 500 morti sono la prima fase delle foibe, ma immediatamente dopo arrivano i nazisti che occupano il territorio e, pochi giorni dopo, in un rastrellamento, uccidono 2.500 persone, uccidono donne, uccidono bambini, uccidono di tutto.

La guerra va avanti e c’è un altro particolare che questa legge non racconta, ci sono altri morti che non racconta. Questa legge non ricorda 1,2 milioni di morti che abbiamo fatto noi con i tedeschi, non ricorda i campi di concentramento, non ricorda che dopo l’8 settembre ci sono stati 30.000 italiani che sono andati a combattere tra le fila dei partigiani jugoslavi, cioè 30.000 italiani sono andati a combattere contro i nazisti. Questa legge non li ricorda. Questa legge non ricorda che 10.000 italiani, che dovremmo forse ricordare, che hanno combattuto contro il nazismo lì, sono morti. Questa legge non lo ricorda. Non ricorda neanche che, dolore su dolore, sedimentazione di dolore su dolore, noi abbiamo anche un campo di concentramento in Italia, la Risiera di San Sabba, che è un campo di smistamento degli ebrei verso i campi di concentramento, ma dove anche lì muoiono 5.000 partigiani, molti dei quali sono croati e sloveni.

Finisce la guerra, come è noto, e anche lì, come in tutta Europa, ci sono delle vendette. Ci sono anche in Italia. Sapete che in Piemonte i morti fatti dai partigiani sono circa gli stessi che ci saranno lì. Lo ripeto: tutto questo non può essere giustificato, ma bisogna raccontare tutta la storia.

1.000 persone collaborazioniste dei nazisti vengono subito fucilate, altre vengono messe nei campi di concentramento. Se i campi di concentramento italiani mettevano dentro donne, bambini e vecchi, in questi campi di concentramento la maggior parte sono soldati, uomini che hanno combattuto al fianco dei nazisti. Voi sapete che lì c’è stata anche la Decima Mas che ha combattuto, che ha scorrazzato uccidendo migliaia di partigiani, incendiando paesi italiani, è andata a combattere anche lì. Alla fine, come giustamente è stato citato prima, i numeri parlano in tutto di 4.000 morti adesso e 500 prima, quindi 4.500.

Questa legge - lo ripeto - ricorda le vittime italiane, ma non ricorda in alcun modo le vittime che abbiamo fatto noi. Questa legge non ricorda che il circolo della violenza lo abbiamo innescato noi, ed è grave. È come se queste vittime cadessero da sole. Questa legge non ricorda i crimini di guerra degli italiani e non ricorda i 10.000 caduti della Resistenza.

Il nostro è un Paese monco: mentre in Germania c’è stato il Processo di Norimberga, mentre c’è stato il Processo di Tokio, noi non abbiamo avuto una Norimberga. Pensate che di 1.200 criminali di guerra italiani nessuno è stato consegnato. Ricordo che Rodolfo Graziani, il peggiore criminale di guerra italiano, reo di aver fatto 300.000 vittime tra etiopi in Libia e partigiani, ha usato l’iprite, cioè gas che erano stati vietati dalla Conferenza di Ginevra, che avevano inorridito anche Hitler, che li aveva visti usare e li aveva subiti nella Prima guerra mondiale. Rodolfo Graziani - 300.000 morti civili - non solo non è stato condannato, ma nel 1952 si è iscritto al Movimento Sociale Italiano, che lo ha fatto diventare Presidente onorario. Un Partito ha fatto diventare Presidente onorario uno dei più cruenti, brutali, disumani criminali di guerra.

Ve ne racconto un’altra, che è significativa. La Jugoslavia chiede all’Italia di consegnare 700 criminali di guerra, ma l’Italia fa un’altra Commissione. Il motivo è noto: gli Stati Uniti non vogliono che ci sia un cambio della classe dirigente, tant’è vero che uno dei più grandi storici italiani, Pavone, ha parlato della “continuità dei fascisti nello Stato”, tanto che nel 1962 62 questori su 64 erano di carriera fascista. Per questo queste persone, criminali di guerra, non vengono condannate.

Tuttavia, c’è un personaggio, Vincenzo Serrentino, un gerarca in Istria, che ha fatto decine e decine di morti. La Commissione jugoslava ne chiede la consegna. La Commissione italiana non lo dichiara criminale di guerra, nemmeno la Commissione italiana, nata di fatto per proteggere i gerarchi, che diventeranno anche figure fondamentali della Repubblica, in quella che Moro chiamerà “democrazia debole”. Questo signore, che era rimasto lì, era stato catturato e giustiziato in Jugoslavia nel 1947. Pensate che nel 2007 noi gli abbiamo dato la medaglia come vittima delle foibe, abbiamo dato la medaglia a un criminale di guerra.

Concludo dicendo che questa legge parla di alcune vittime, ma non di altre. Questa non è la prima volta che succede questo in Consiglio regionale. Io sono andato a rivedermi le carte: una mozione qui, nel 2018, ha cercato di far sì che in tutte le scuole del Veneto venisse visto un film proprio su Norma Cossetto che si intitola “Rosso Istria”. In quel film, di fatto, i fascisti sono tutti buoni, sorridenti, intelligenti; i partigiani sono tutti stupidi, brutali, delle bestie assassine. Non a caso fu la Donazzan a promuovere questa cosa. Addirittura, i nazisti vengono invocati come “pacificatori”. I fascisti sono bravi e buoni (1,2 milioni di morti, vi ricordo), i partigiani sono tutti brutti e cattivi, cioè quelli che stavano dalla parte giusta della storia, e, alla fine, i nazisti sono i pacificatori.

Non credo, quindi, si possa votare una legge così, perché l’obiettivo è chiaro: non ricordare delle vittime, ma riscrivere la storia. Questa legge, che ci consegna il pezzetto di una storia e che annichilisce una complessità che viene dimenticata, non è una legge del ricordo, ma una legge della dimenticanza, non è una legge della memoria, ma una legge dell’oblio, il cui obiettivo è cambiare le gerarchie valoriali del nostro Paese, dimenticarsi che chi è stato a favore del fascismo, chi ha creato una dittatura, chi ha collaborato con la Shoah stava dalla parte sbagliata della storia e chi, invece, ha combattuto per liberarci dal nazismo e dal fascismo stava dalla parte giusta.”.

3. Struttura di riferimento

Direzione Cultura

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