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Materia: Veterinaria e zootecnia
Deliberazione della Giunta Regionale n. 432 del 28 maggio 2026
Approvazione dello schema di Accordo di collaborazione scientifica tra la Regione del Veneto e il Dipartimento di Medicina Veterinaria dell'Università degli Studi di Sassari per la realizzazione del progetto "Studio sul declino della popolazione di Camoscio del Monte Baldo veronese". L.R. n. 50/1993, art. 1, comma 2. Legge n. 241/1990, art. 15, comma 1.
Si approva lo schema di Accordo di collaborazione tra la Regione del Veneto e il Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Sassari ai fini del progetto “Studio sul declino della popolazione di Camoscio del Monte Baldo veronese”, con contestuale autorizzazione delle risorse per la copertura degli oneri in capo alla Regione del Veneto, per un importo complessivo di euro 10.000,00, a valere sul Bilancio pluriennale 2026-2028.
L'Assessore Dario Bond riferisce quanto segue.
L’articolo 1, comma 2 della Legge regionale n. 50 del 9 dicembre 1993 “Norme per la protezione della fauna selvatica e per il prelievo venatorio” affida alla Regione la promozione e l’attuazione di studi sull’ambiente e sulla fauna selvatica, e l’adozione di opportune iniziative atte allo sviluppo delle conoscenze ecologiche e biologiche del settore.
Gli studi sul Camoscio alpino (Rupicapra rupicapra) assumono un'importanza strategica in ambito faunistico e conservazionistico, fornendo dati essenziali per comprendere e gestire ecosistemi montani fragili. Come specie sentinella, gli studi ne evidenziano gli adattamenti a cambiamenti climatici (es. spostamenti verso boschi per termoregolazione, time budget influenzati da meteo), segnalando squilibri ambientali in praterie rupestri e transizioni boschive.
Ciò premesso, recenti studi hanno messo in evidenza che la popolazione di Camoscio del Monte Baldo, nella sua porzione veronese, ha subito un forte decremento a partire dal 2021 che ha portato la stessa a passare da una stima di 1.351 capi nel 2021 agli attuali 591 censiti nel 2025. Si fa presente che questa specie, agli inizi degli anni ’80 del secolo scorso era ritenuta completamente estinta sul Monte Baldo; grazie però alla liberazione, dal 1991 al 1995, di n. 58 esemplari provenienti dal Parco nazionale del Gran Paradiso e dal Parco naturale dell’Argentera-Alpi Marittime, il Camoscio ha avuto modo di ritornare sul Monte Baldo al punto da rendere possibile la gestione della sua popolazione anche a fini venatori.
Al decremento soprammenzionato si è contestualmente riscontrata una preoccupante e significativa diminuzione del rapporto piccoli-femmine (con corrispettiva diminuzione dei giovani di un anno, c.d. yearling). Tale rapporto è, infatti, passato da un valore di 0.81 del 2017 ad un valore attuale di 0.52.
Ciò detto, considerando la composizione della popolazione in esame si può, in via preliminare, escludere che vi sia una “destrutturazione” fra i sessi tale da pregiudicare le capacità riproduttive della popolazione stessa in conseguenza di un insufficiente numero di maschi adulti.
Le cause ipotizzate che hanno determinato e determinano tuttora il decremento della popolazione sopra richiamata, si possono evidenziare nei seguenti fattori:
Da quanto sopra esposto, si ritiene pertanto necessario focalizzare lo studio principale sulle femmine della popolazione di camoscio, attraverso analisi biometriche e valutazioni della condizione fisica di tutti i capi oggetto di prelievo venatorio, e ciò al fine di definire un quadro di riferimento.
Tutto ciò premesso, al fine di esaminare adeguatamente le cause sopra ipotizzate, si rende necessario che lo “Studio sul declino della popolazione di camoscio del Monte Baldo veronese” preveda specifiche analisi a loro volta articolate in più fasi. Di seguito vengono dettagliate le analisi e le rispettive fasi:
PUNTO A – Studio dello stato fisico delle femmine:
PUNTO B - Analisi sulla mancata conclusione della gravidanza:
Per la valutazione dello stato di salute, ulteriori analisi potranno essere svolte sui campioni di escrementi raccolti o chiedendo la raccolta di ulteriori campioni biologici (es. tessuto) previa valutazione della disponibilità degli Istituti Zooprofilattici ad eseguire approfondimenti in merito allo stato di salute di questa popolazione (es. valutazione di infezioni da agenti abortigeni come Listeria monocytogenes).
Tale approccio multidisciplinare potrà consentire di ottenere dati tali da identificare almeno alcuni dei fattori di crisi della sub popolazione di camosci del Monte Baldo veronese.
Risulta del tutto evidente che per svolgere lo studio in oggetto è necessario disporre di competenze tecniche e conoscenze scientifiche specialistiche, che ad oggi la Regione del Veneto ha valutato essere in possesso del Dipartimento di Medicina Veterinaria (di seguito DIPVET) dell’Università degli Studi di Sassari, già impegnato attraverso specifiche collaborazioni con l’Amministrazione regionale e la Provincia di Belluno in studi e monitoraggi della popolazione di Camoscio del Monte Grappa. Il DIPVET possiede infatti specifica esperienza e preparazione sulle tematiche del monitoraggio a larga scala della specie Camoscio, specialmente sull’arco alpino, e di garanzia di coordinamento delle attività nel medio e lungo termine, sia su scala nazionale che internazionale, tenendo in considerazione gli avanzamenti tecnico-scientifici e garantendone le applicazioni e gli adattamenti dei protocolli.
Considerata pertanto la specifica esperienza del DIPVET sulle tematiche del monitoraggio della specie Camoscio, anche alla luce degli avanzamenti tecnico-scientifici e della proposta di progetto trasmesso dal DIPVET con nota prot. n. 277094 del 18 maggio 2026, e considerato che non vi sono analoghe competenze ed esperienze pregresse a livello regionale veneto, si ritiene di reciproco interesse perseguire gli obiettivi di monitoraggio coordinato della popolazione di Camoscio nel territorio del Monte Baldo in provincia di Verona.
Per lo svolgimento dello studio in parola e delle necessarie analisi è altresì necessario quindi disporre di una corretta raccolta di campioni biologici (garretti, escrementi e uteri per le femmine) e biometrici (dimensioni delle corna, pesi e lunghezza del garretto) sui capi abbattuti e la possibilità di svolgere indagini sanitarie, nonché di dati biometrici raccolti nelle precedenti stagioni venatorie.
A tal proposito l’Amministrazione regionale ritiene opportuno il coinvolgimento dell’Unione Provinciale Cacciatori Veronesi (U.P.C.V.), nella fattispecie rappresentata dai Comprensori alpini del Monte Baldo, la quale ha già manifestato formalmente con nota prot. n. 266568 del 12 maggio 2026 piena disponibilità a collaborare sia con l’Amministrazione medesima, sia con il Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Sassari.
La Regione del Veneto e il Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Sassari, pertanto hanno definito lo schema di Accordo di collaborazione per la realizzazione del progetto “Studio sul declino della popolazione di camoscio del Monte Baldo veronese” che si riporta nell’Allegato A, parte integrante e sostanziale del presente provvedimento. L’Accordo di collaborazione è stipulato a sensi dell’art. 15, comma 1 della Legge 7 agosto 1990, n. 241 e dell’art. 7, comma 4 del Decreto Legislativo n. 36 del 31 marzo 2023.
La Regione del Veneto contribuirà alle spese sostenute dal Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Sassari per l’attuazione del Progetto fino ad un massimo di euro 10.000,00, che saranno oggetto di liquidazione a seguito di rendicontazione finale entro il 31 gennaio 2027.
L’Accordo di collaborazione avrà durata fino al 31 dicembre 2026 e potrà essere prorogato con Decreto del Direttore della Direzione Agroambiente, Programmazione e Gestione ittica e faunistico-venatoria per il tempo necessario alla conclusione delle attività.
Ai fini della realizzazione delle attività previste dall'Accordo di collaborazione, il DIPVET indica come proprio referenti e responsabili scientifici il Prof. Marco Apollonio e la Dr.ssa Roberta Chirichella, mentre l'Amministrazione regionale individua come proprio referente e responsabile amministrativo-scientifico il Dott. Ivano Confortini.
Infine, si affida al Direttore della Direzione Agroambiente, Programmazione e Gestione ittica e faunistico-venatoria ogni successivo adempimento relativo all’attuazione dell’Accordo di collaborazione di cui trattasi, e in particolare:
Il relatore conclude la propria relazione e propone all'approvazione della Giunta regionale il seguente provvedimento.
LA GIUNTA REGIONALE
UDITO il relatore, il quale dà atto che la struttura competente ha attestato, con i visti rilasciati a corredo del presente atto, l'avvenuta regolare istruttoria della pratica, anche in ordine alla compatibilità con la vigente legislazione statale e regionale, e che successivamente alla definizione di detta istruttoria non sono pervenute osservazioni in grado di pregiudicare l'approvazione del presente atto;
RICHIAMATA la Legge n. 157 dell’11 febbraio 1992;
RICHIAMATO il DPR n. 357 dell’8 settembre 1997 che ha recepito la Direttiva 92/43/CEE “Habitat”; VISTO l’art. 1, comma 2 della L.R. n. 50 del 9 dicembre 1993;
VISTA la DGR n. 93 del 25 febbraio 2026 “Stagione venatoria 2026/2027. Disposizioni concernenti la caccia di selezione agli ungulati (Cervidi, Bovidi e Suidi) (art. 12, comma 12 e art. 18, comma 2 della L. n. 157/1992; art. 14, comma 4, art. 16, comma 4 della L.R. n. 50/1993 e art. 11-quaterdecies, comma 5, D.L. n. 203/2005 convertito con L. n. 248/2005)”;
VISTO l’art. 7, comma 4 del D.Lgs. n. 36 del 31 marzo 2023 (Nuovo Codice degli Appalti);
VISTA la DGR n. 219 del 9 aprile 2026 “Approvazione del documento tecnico di accompagnamento al bilancio di previsione 2026 - 2028”;
VISTA la Legge regionale n. 2 del 10 aprile 2026 “Legge di stabilità regionale 2026”;
VISTA la Legge regionale n. 3 del 10 aprile 2026 “Collegato alla legge di stabilità regionale 2026”;
VISTA la Legge regionale n. 4 del 10 aprile 2026 “Bilancio di previsione 2026 - 2028”;
VISTO il D.S.G.P. n. 3 del 15 aprile 2026 “Approvazione del bilancio finanziario gestionale 2026-2028” e relativi allegati;
VISTA la DGR n. 311 del 30 aprile 2026 “Direttive per la gestione del bilancio di previsione 2026-2028”;
VISTO l’art. 2, comma 2 della Legge regionale 31 dicembre 2012, n. 54;
delibera
(seguono allegati)
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