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Materia: Sanità e igiene pubblica
Deliberazione della Giunta Regionale n. 588 del 20 maggio 2022
Istituzione di un modello organizzativo sperimentale regionale di Diagnostica di Laboratorio.
Viene istituito un modello organizzativo sperimentale regionale di Diagnostica di Laboratorio.
L'Assessore Manuela Lanzarin riferisce quanto segue.
Lo studio dell’evoluzione delle dinamiche sociali e demografiche dell’ultimo decennio ha evidenziato un mutamento dei fabbisogni di salute della popolazione residente nella Regione del Veneto.
L’aumento dell’aspettativa di vita, il diverso approccio maturato nel trattamento delle disabilità e l’innalzamento dell’età media ha comportato una conseguente emersione di patologie croniche, spesso degenerative, che necessitano di un monitoraggio costante che, peraltro, non devono tradursi in una richiesta indiscriminata di prestazioni sanitarie inappropriate, inutili e costose, anche attraverso la gestione al domicilio del paziente (sia esso la propria abitazione, siano invece strutture residenziali quali ad es. i Centri Servizio) o presso strutture a medio-bassa intensità di cura.
D’altro canto la crescente e costante evoluzione tecnologica della scienza medica (sia in ambito strumentale e farmacologico sia sotto l’aspetto dei sistemi informatici) ha portato allo sviluppo di nuove tecniche di analisi e cura che permettono di personalizzare la strategia diagnostica e terapeutica, consentendo quindi un utilizzo razionale e mirato di farmaci e dispositivi medici per singolo paziente.
L’implementazione e/o l’aggiornamento di queste nuove tecnologie portano effetti positivi per maggiore precisione diagnostica, efficacia curativa nonché migliore utilizzo e gestione delle risorse disponibili.
Risulta quindi evidente, per garantire un’allocazione efficiente ed ottimale delle risorse disponibili, che tali tecnologie debbano essere implementate presso alcune strutture di alta specializzazione e ad alta intensità di cura (presso cui concentrare i casi clinici più gravi e/o complessi).
È però allo stesso tempo necessario che tali strutture siano collegate con le altre strutture a media o bassa intensità di cura presenti nel territorio regionale, in un network che garantisca al paziente di accedere ai servizi sanitari in prossimità al luogo in cui vive e di poter essere seguito nel suo percorso di diagnosi e cura in modo agevole e sostenibile per sé stesso e per i suoi cari.
Questo, tra l’altro, è in linea con modello delineato dal Piano Socio Sanitario Regionale – PSSR 2019-2023, denominato Hub & Spoke, che trova ulteriore declinazione nelle reti cliniche e nell’integrazione con il territorio.
Infatti, le reti cliniche integrate con il territorio garantiscono a tutti i cittadini una uguale ed uniforme accessibilità alle migliori cure sanitarie, nel luogo e con una tempistica adeguati, e garantiscono allo stesso tempo la sicurezza delle prestazioni al paziente, strettamente correlata all’expertise clinica e a una appropriata organizzazione.
Nell’ambito delle attività di diagnostica, la Medicina di Laboratorio è una componente fondamentale dei processi assistenziali, determinando non solo il 70-80% delle decisioni cliniche, in particolare nelle situazioni critiche, ma influenzando sempre più il processo decisionale clinico e la guida alla terapia. E’, inoltre, una variabile organizzativa che influenza in modo diretto ed indiretto l’utilizzo delle risorse.
La Giunta Regionale, con deliberazione n. 1733 del 9 dicembre 2021 cui si fa rinvio, ha istituito il Coordinamento regionale per lo sviluppo dell’innovazione, dell’appropriatezza e dell’armonizzazione (biomedica) in Medicina di Laboratorio, afferente alla Direzione Programmazione Sanitaria. Come previsto dalla dgr n. 1733/2021, con decreto del Direttore Generale dell’Area Sanità e Sociale n. 15 del 4 febbraio 2022, è stato nominato, quale Responsabile scientifico del citato Coordinamento, per un anno, il prof. Mario Plebani.
Il Responsabile scientifico ha proposto alla Direzione Programmazione Sanitaria l’istituzione di un nuovo modello organizzativo in rete della Diagnostica di Laboratorio (documento agli atti della citata struttura regionale). La proposta è stata oggetto di analisi e di positiva valutazione tecnica, in forma sperimentale, da parte della Direzione medesima.
La situazione attuale delle strutture erogatrici di diagnostica in vitro presenta, nel contesto della Regione del Veneto, ancora alcune frammentazioni e disomogeneità tecnologica e organizzativa.
A questo si deve aggiungere che la pandemia dovuta all’infezione del virus SARS-CoV-2 ha portato alla ribalta la necessità, non più procrastinabile, di definire un nuovo assetto dell’organizzazione complessiva della sanità, a livello nazionale ma anche a livello locale, che superi le dicotomie ospedale/territorio. E’ necessario assicurare servizi di diagnosi e cura secondo un concetto di prossimità sviluppando collegamenti diretti con le unità operative cliniche delle Aziende Sanitarie.
Come previsto nel Piano Nazionale Resistenza e Resilienza - PNRR, il rafforzamento delle reti di prossimità con la creazione/potenziamento delle Case della Salute e degli Ospedali di Comunità implica la necessità di maggior connessione dei laboratori clinici, dello sviluppo di strumenti di telemedicina e integrazione informatica per raggiungere a livello capillare tutti i cittadini, favorendo l’accesso alle prestazioni ed al recepimento dei risultati. A tal proposito merita essere evidenziata la deliberazione n. 136 del 15 febbraio 2022 con la quale la Giunta Regionale ha individuato le sedi delle “Case della Comunità” e ha aggiornato le schede di dotazione degli Ospedali di Comunità di cui alla dgr n. 614/19 e alla dgr n. 1107/20.
In definitiva, l’esperienza della pandemia ha dimostrato, una volta di più, come sia necessario che le strutture erogatrici di prestazioni diagnostiche in vitro si aprano alle realtà territoriali, uscendo dai confini (anche fisici) delle mura dei propri laboratori, e forniscano il loro imprescindibile sostegno direttamente agli operatori delle strutture a medio-bassa intensità di cura per la definizione della diagnosi e del trattamento più appropriato per i propri pazienti. Il superamento dei “silos” è, ormai, unanimemente considerato elemento fondamentale per il miglioramento della qualità delle cure e della sostenibilità del sistema.
Occorre porre le basi per un riqualificato approccio per quanto attiene la diagnostica in vitro, sviluppando una governance clinica integrata, che preveda anche una ridefinizione dei processi di programmazione, progettazione e sviluppo della stessa, presupposti imprescindibili per una corretta, efficace ed efficiente conduzione di tale attività.
Un ulteriore obiettivo è delineare un assetto organizzativo basato sulla condivisione paritetica, nel rispetto delle singole specificità, della definizione delle tematiche (di diversa natura) che rivestono un ruolo strategico, nell’ambito della gestione complessiva del sistema sanitario, nell’analisi delle problematiche e delle criticità e nella ricerca di soluzioni quanto più partecipate, ponendo le basi anche di una ulteriore evoluzione, integrativa del modello Hub & Spoke previsto dal PSSR 2019-2023.
Inoltre, in ordine alle tematiche più prettamente di carattere amministrativo è ormai assodato che i processi sottesi all’attività degli acquisti centralizzati non possano svolgersi in forma disgiunta e sconnessa fra loro, senza una visione organica e inserita nell’ambito di un contesto generale, (articolato però in specifiche linee di intervento su ambiti specifici definiti a monte), con il solo obiettivo della riduzione immediata della spesa pubblica mediante la diminuzione dei prezzi dei prodotti diagnostici, senza intervenire sull’appropriatezza delle richieste e sulle altre possibili fonti di spreco (duplicazione inutile di esami, sottoutilizzo di piattaforme analitiche presenti, tecnologie obsolete, processi inutilmente ridondanti, etc.).
L’istituzione del nuovo modello organizzativo, oggetto del presente atto, consentirebbe, nello specifico campo della Medicina di Laboratorio, l’elaborazione di proposte di linee di indirizzo e programmatiche di modelli organizzativi e gestionali che siano di supporto alle strutture regionali competenti anche per definire le procedure di acquisizione delle risorse tecnologiche (ed umane), oltre che a formulare proposte per attività anche di natura operativa (ad es. pianificazione degli acquisti centralizzati, stesura dei capitolati, etc.).
Di seguito vengono indicate le finalità che il nuovo modello organizzativo, sperimentale, deve perseguire.
Per quanto attiene in modo particolare la diagnostica in vitro, il modello organizzativo a rete di cui al presente atto consente di armonizzare e standardizzare le procedure e le diverse fasi dell’esame di laboratorio per assicurare confrontabilità sia dell’informazione, evitando inutili ripetizioni che dei dati all’interno del fascicolo sanitario personale.
Il modello organizzativo a rete, inoltre, ha come obiettivo principale l'ottimizzazione qualitativa e quantitativa di un’assistenza sanitaria integrata, assicurando al paziente un iter diagnostico-terapeutico garantito da un controllo sistematico della qualità dell'assistenza stessa (efficacia clinica, continuità del percorso assistenziale, soddisfazione del cittadino).
Gli obiettivi principali del modello organizzativo a rete sono:
Come riportato nella dgr n. 1733/2021, in riferimento a quanto previsto dal Piano Nazionale Resistenza e Resilienza (PNRR) e nel rispetto del Piano Socio Sanitario Regionale vigente, sono perseguiti gli obiettivi che integrano ed esplicitano i precedenti enunciati:
Altre funzioni del modello organizzativo regionale di Diagnostica di Laboratorio sono:
Il modello organizzativo regionale di Diagnostica regionale si articola come di seguito rappresentato:
Il Coordinamento regionale è costituito da:
Nella fase di avvio del modello organizzativo di cui al presente atto, il Responsabile scientifico è individuato nel Responsabile scientifico del Coordinamento regionale per lo sviluppo dell’innovazione, dell’appropriatezza e dell’armonizzazione (biomedica) in Medicina di Laboratorio (istituito con dgr n. 1733 del 9 dicembre 2021), fino alla scadenza dell’incarico conferito con decreto del Direttore Generale dell’Area Sanità e Sociale n. 15 del 4 febbraio 2022.
Il Coordinamento regionale ha durata biennale e allo stesso sono assegnate le seguenti funzioni:
a) Perseguire le linee programmatiche previste nel modello riorganizzativo della rete dei laboratori clinici con potenziamento dell’attività delle strutture intermedie, delle residenze sanitarie assistite e delle Case di Comunità
b) Perseguire gli obiettivi previsti dal PNRR per la diagnostica di laboratorio e descritti nel documento
c) Proporre un percorso formativo coerente con gli obiettivi della riorganizzazione per tutti i professionisti coinvolti
d) Avviare la revisione e la modernizzazione dei programmi di valutazione esterna di qualità (VEQ) all’interno della legge regionale 22/2002 per l’accreditamento dei laboratori clinici
e) Promuovere linee di ricerca clinica traslazionale all’interno della rete dei laboratori clinici della Regione.
Il Coordinamento regionale si può avvalere della collaborazione dei responsabili delle reti cliniche interessate e di specifiche professionalità per lo studio e la discussione di particolari tematiche.
Le strutture “punto a punto” coinvolte nel modello organizzativo regionale sono tutte le strutture complesse individuate dalla deliberazione n. 614/2019 relativa alle schede di dotazione delle strutture ospedaliere e delle strutture sanitarie di cure intermedie.
Con il presente atto si propone quindi di approvare il modello organizzativo regionale, come descritto in premessa, al fine di portare a una gestione organica di un settore così delicato e importante per la tutela della salute, come quello in questione e che sappia affrontare le sfide che il nuovo contesto socio-economico e tecnologico pone per il futuro.
Il modello organizzativo di cui al presente atto si intende in forma sperimentale, della durata di due anni, al fine di consentire alla Direzione regionale competente una valutazione circa le ricadute e l’impatto sul sistema sanitario regionale.
Il relatore conclude la propria relazione e propone all'approvazione della Giunta regionale il seguente provvedimento.
LA GIUNTA REGIONALE
UDITO il relatore, il quale dà atto che la struttura competente ha attestato, con i visti rilasciati a corredo del presente atto, l'avvenuta regolare istruttoria della pratica, anche in ordine alla compatibilità con la vigente legislazione statale e regionale, e che successivamente alla definizione di detta istruttoria non sono pervenute osservazioni in grado di pregiudicare l'approvazione del presente atto;
VISTO il Piano Socio Sanitario Regionale 2019-2023;
VISTA la deliberazione n. 614 del 14 maggio 2019;
VISTA la deliberazione n. 1733 del 9 dicembre 2021;
VISTO l’art. 2 co. 2, della legge regionale n. 54 del 31 dicembre 2012;
delibera
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