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Scarica versione stampabile Deliberazione della Giunta Regionale

Bur n. 74 del 24 giugno 2022


Materia: Sanità e igiene pubblica

Deliberazione della Giunta Regionale n. 581 del 20 maggio 2022

Approvazione Protocollo operativo per il monitoraggio dell'acqua destinata al consumo umano in caso di emergenza radiologica o nucleare.

Note per la trasparenza

Con il presente provvedimento si intende approvare il “Protocollo operativo per il monitoraggio dell’acqua destinata al consumo umano, in caso di emergenza radiologica o nucleare”. Tale Protocollo si affianca ai già attivi Programmi regionali di monitoraggio della radioattività nelle acque destinate al consumo umano. Il presente provvedimento non comporta spesa a carico del bilancio regionale.

L'Assessore Manuela Lanzarin riferisce quanto segue.

La crisi internazionale attualmente in corso, derivante dagli accadimenti in atto nel territorio dell’Ucraina ha imposto all’attenzione dell’Unione Europea, e quindi degli Stati membri, la necessità di adottare delle misure di tutela della salute pubblica e dell’ambiente correlate a scenari di incidente rilevante di natura radiologica e nucleare.

Con recente Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 14 marzo 2022, pubblicato in Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 112 del 14 maggio 2022, redatto in ottemperanza a quanto disposto dall’art. 182 del D.Lgs. 101/2020, è stato adottato il “Piano Nazionale per la gestione delle emergenze radiologiche e nucleari”, di seguito Piano.

Il Piano individua e disciplina le misure necessarie a fronteggiare le conseguenze di incidenti in impianti nucleari di potenza ubicati “oltre frontiera”, ossia impianti prossimi al confine nazionale, in Europa e in paesi extraeuropei, tali da richiedere azioni d’intervento a livello nazionale e che non rientrino tra i presupposti per l’attivazione delle misure di Difesa Civile, di competenza del Ministero dell’Interno.

Il Piano definisce le procedure operative per la gestione del flusso delle informazioni tra i diversi soggetti coinvolti, l’attivazione e il coordinamento delle principali componenti del Servizio Nazionale della Protezione Civile (SNPC), e descrive il modello organizzativo per la gestione dell’emergenza, con l’indicazione degli interventi prioritari da disporre, a livello nazionale, ai fini della massima riduzione degli effetti indotti sulla popolazione e sull’ambiente.

I presupposti tecnici di riferimento per gli scenari di evento incidentale transfrontaliero sono stati predisposti dall’Ispettorato Nazionale per la Sicurezza Nucleare e la Radioprotezione (ISIN).

Tale Piano suddivide le misure da mettere in atto nel caso si verifichino le due tipologie di casi sotto riportate:

  • Incidente a un impianto posto entro 200 km dai confini nazionali: incidente che potrebbe imporre, se classificato “grave”, la predisposizione di misure dirette ed indirette.
  • Incidente ad un impianto posto in un Paese posto oltre 200 km dai confini nazionali: incidente che potrebbe imporre, se classificato “grave”, la predisposizione di misure indirette.

Una parte del Piano è dedicata all’analisi dei potenziali impatti per incidente degli impianti nucleari posti entro i 200 km dai confini nazionali che sono la Centrale di Krško (Slovenia), la Centrale di St. Alban (Francia) e l’impianto svizzero di Goesgen. La Centrale di Krško (Slovenia) è attualmente oggetto di Procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale Transfrontaliera, relativamente all’estensione del ciclo di vita dal 2023 al 2043.

Nello specifico, il territorio della Regione del Veneto sarebbe interessato dal rischio rappresentato prioritariamente dalla centrale nucleare di Krško, in Slovenia, e dall’impianto svizzero di Goesgen.

Alla luce degli scenari sopra rappresentati, in un’ottica di prevenzione, la Direzione Prevenzione, Sicurezza Alimentare, Veterinaria, una volta analizzati i contenuti del Piano, ha individuato alcuni ambiti per i quali ha ritenuto necessario, considerata la peculiarità del territorio regionale e la necessità di indicazioni operative prontamente applicabili in condizioni di emergenza, predisporre dei documenti di dettaglio che specifichino le azioni da implementare nel caso di un’emergenza di natura radiologica e nucleare.

Uno di questi ambiti riguarda la messa in sicurezza della risorsa idrica destinata al consumo umano. La Direzione Prevenzione, Sicurezza Alimentare, Veterinaria, con il supporto di Azienda Zero, ARPAV, Enti Gestori del Servizio Idrico Integrato e della Direzione regionale Ambiente e Transizione Ecologica, ha costituito un gruppo di lavoro al fine di predisporre un “Protocollo operativo per il monitoraggio dell’acqua destinata al consumo umano in caso di emergenza radiologica o nucleare”, di cui all’“Allegato A” della presente deliberazione.

Tale Protocollo definisce le misure da implementare in caso di evento emergenziale di natura radiologica e nucleare, definendo il gruppo di coordinamento regionale che sovraintenderà alla matrice acqua destinata al consumo umano. Tali misure si sostanziano nel monitoraggio dei punti prioritari individuati dagli Enti Gestori del Servizio Idrico Integrato come rappresentativi delle reti maggiormente esposte ad eventuale contaminazione e noti a ciascuna Azienda U.L.S.S. per l’effettuazione del campionamento secondo le modalità dettagliate nel Protocollo. E’ prevista già a priori l’attribuzione di un laboratorio di riferimento a cui dovrà essere inviato il campione relativo a ciascun punto, individuato in base alla tecnica e alla capacità laboratoristica disponibile per tali analisi.

Un secondo aspetto riguarda la iodoprofilassi, in merito al quale, nell’ambito della predisposizione dei documenti attuativi per la declinazione a livello regionale delle azioni previste dal Piano nazionale per la gestione delle emergenze radiologiche e nucleari, si è ritenuto necessario avviare un approfondimento specifico, non solo in associazione con gli accadimenti in atto nel territorio dell’Ucraina e con le loro eventuali conseguenze, ma anche in uno scenario più ampio di criticità legate agli impianti nucleari civili che potrebbero interessare più da vicino la Regione del Veneto, come sopra evidenziato.

Pertanto, in coerenza con la posizione della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, espressa in sede di Conferenza Unificata, che ha evidenziato la necessità che gli organi centrali dettaglino la procedura di distribuzione dello Iodio stabile in un documento attuativo integrativo che ne specifichi tempistiche, modalità, soggetti coinvolti, ruoli e responsabilità, nonché la possibilità per le Regioni e le Province Autonome di attuare modalità organizzative che tengano conto delle specificità territoriali, anche avviando la distribuzione in fase preventiva e non emergenziale dello Ioduro di potassio, è stato avviato il percorso per la redazione di uno specifico documento tecnico, al fine di assicurare tempestivamente una pianificazione preliminare a livello regionale per la risposta coordinata ad un’eventuale emergenza di natura nucleare, in un’ottica di tutela della salute pubblica.

Al fine dell’elaborazione del summenzionato “Protocollo operativo per il monitoraggio dell’acqua destinata al consumo umano in caso di emergenza radiologica o nucleare” sono stati utilizzati i programmi di controllo sulla radioattività nelle acque destinate al consumo umano, già implementati nel territorio regionale, secondo quanto previsto dal Decreto Legislativo n. 28/2016 che recepisce la Direttiva Euratom 2013/51. Tale Direttiva stabilisce le modalità per provvedere al controllo della radioattività nelle acque destinate al consumo umano ed è declinata per le attività nel Decreto Ministeriale del Ministero della Salute del 2/8/2017 “Indicazioni operative a carattere tecnico-scientifico ex art. 8 del D.Lvo n. 28/2016”.

Tale provvedimento prevede che ciascuna Regione provveda ad elaborare una programmazione su base biennale con lo scopo di monitorare la radioattività nelle filiere idriche, suddividendo la medesima programmazione in programmi di controllo (PdC), a partire dagli acquedotti che servono più di 5000 abitanti fino a coprire l’utenza complessiva regionale, come da D.Lgs. n. 28/2016.

La normativa suddetta prevede la determinazione dei parametri: radon, trizio, dose indicativa nelle acque destinate al consumo umano e fissa dei valori parametro.

La metodologia applicata nei summenzionati PdC prevede l’individuazione dei punti da monitorare che sono rappresentativi delle zone di fornitura, ovvero di zone con acque destinate al consumo umano di qualità omogenea, in cui è prevista la misura del contenuto di attività alfa totale e beta totale e di concentrazione di radon. In caso di superamento dei livelli di screening per l’attività alfa totale e beta totale, è necessaria la valutazione della “dose indicativa (DI)”, attraverso la ricerca del valore di concentrazione dei singoli radionuclidi. In base all’esito delle misurazioni, i singoli punti di monitoraggio possono rientrare nei programmi ordinari di controllo con le cadenze indicate nel D.Lgs. n. 28/2016, oppure riverificati con periodicità più dilatata.  

Nel Decreto Ministeriale sopra citato è stabilito, poi, che vengano effettuati dei “controlli interni” a carico dei Gestori dei Servizi Idrici Integrati e dei “controlli esterni” di competenza delle Aziende U.L.S.S, con supporto analitico delle ARPA, mentre la responsabilità generale della programmazione dei controlli e del relativo coordinamento è affidata alle Regioni.

Va precisato che la normativa prevede per il trizio dei controlli soltanto se ci sono fonti antropiche di tale isotopo (tipicamente riconducibili al ciclo dell’impiego civile del nucleare); in Veneto, non essendoci tale casistica, non viene ricercato.

La Regione del Veneto ha provveduto, in collaborazione con ARPAV, a predisporre la propria programmazione, declinando il PdC-1 della radioattività nelle acque destinate al consumo umano per il biennio 2018-2019, riferito agli acquedotti che servono più di 5000 abitanti, di cui all’“Allegato B” della presente Delibera.

Tale programma ha ricevuto l’approvazione del Ministero della Salute con nota prot. n. 1235 del 16 gennaio 2019.

Le attività relative a tale PdC-1 si sono concluse nel 2020, senza evidenziare il superamento dei valori parametro per la dose indicativa e per il radon. Gli esiti sono stati trasmessi attraverso apposito standard informatico e relazione di attività, di cui all’“Allegato C” del presente provvedimento, al Ministero della Salute e all’Istituto Superiore di Sanità.

La Regione del Veneto ha provveduto a predisporre anche il PdC-2, riferito agli acquedotti che servono meno di 5000 abitanti e le principali industrie alimentari che utilizzano acqua di falda non proveniente da acquedotti, di cui all’“Allegato D” del presente provvedimento. Tale programma di controllo è stato sottoposto al vaglio del Ministero della Salute.

Le attività di questo programma sono iniziate nel 2021 e si concluderanno presumibilmente nel 2022 relativamente al monitoraggio degli acquedotti e successivamente per quanto riguarda le industrie alimentari.

Il relatore conclude la propria relazione e propone all'approvazione della Giunta regionale il seguente provvedimento.

LA GIUNTA REGIONALE

UDITO il relatore, il quale dà atto che la struttura competente ha attestato, con i visti rilasciati a corredo del presente atto, l'avvenuta regolare istruttoria della pratica, anche in ordine alla compatibilità con la vigente legislazione statale e regionale, e che successivamente alla definizione di detta istruttoria non sono pervenute osservazioni in grado di pregiudicare l'approvazione del presente atto;

VISTA la Direttiva Euratom 2013/51;

VISTO il Decreto Legislativo n. 28/2016;

VISTO il Decreto Ministeriale del 2/8/2017 “Indicazioni operative a carattere tecnico-scientifico ex art. 8 del D.Lvo n. 28/2016”;

VISTO il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 14 marzo 2022;

VISTO il Decreto Legislativo n. 101/2020

delibera

  1. di prendere atto di quanto espresso in premessa, che costituisce parte integrante e sostanziale del presente provvedimento;
  2. di approvare l’Allegato “A” Protocollo operativo per il monitoraggio dell’acqua destinata al consumo umano in caso di emergenza radiologica o nucleare”;
  3. di dare atto che  l’Allegato “B”, Programma di controllo (PdC-1) della radioattività nelle acque destinate al consumo umano, riferito agli acquedotti che servono più di 5000 abitanti, si è svolto durante il biennio 2018-2019;
  4. di dare atto che l’Allegato “C”, Relazione conclusiva del programma di controllo PDC-1, riferito agli acquedotti che servono più di 5000 abitanti, predisposta da ARPAV, non ha evidenziato il superamento dei valori parametro per la dose indicativa e per il radon;
  5. di dare atto che l’Allegato “D”, Programma di controllo (PdC-2), riferito agli acquedotti che servono meno di 5000 abitanti e le principali industrie alimentari che utilizzano acqua di falda non proveniente da acquedotto, ha iniziato le attività nel 2021 e presumibilmente si concluderà nel 2022;
  6. di demandare ad successivo provvedimento l’approvazione del documento attuativo di dettaglio relativo alla eventuale iodoprofilassi;
  7. di dare atto che la presente deliberazione non comporta spesa a carico del bilancio regionale;
  8. di incaricare la Direzione Prevenzione, Sicurezza Alimentare, Veterinaria all’esecuzione del presente atto;
  9. di pubblicare il presente provvedimento nel Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto.

(seguono allegati)

Dgr_581_22_AllegatoA_477656.pdf
Dgr_581_22_AllegatoB_477656.pdf
Dgr_581_22_AllegatoC_477656.pdf
Dgr_581_22_AllegatoD_477656.pdf

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