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Materia: Servizi sociali
Deliberazione della Giunta Regionale n. 1330 del 28 ottobre 2025
Programmazione degli interventi per la prevenzione e il contrasto delle pratiche di mutilazioni genitali femminili. Legge 9 gennaio 2006, n.7.
Con il presente provvedimento si approva la programmazione regionale di interventi nell’ambito delle mutilazioni genitali femminili al fine di contribuire alla loro prevenzione e di fornire adeguata assistenza alle donne e alle bambine secondo quanto previsto dalla Legge 9 gennaio 2006, n. 7 “Disposizioni concernenti la prevenzione e il divieto delle pratiche di Mutilazioni Genitale Femminile”. Contestualmente, si assegna alla Fondazione Scuola di Sanità Pubblica e al Comune di Padova un finanziamento a valere sulle risorse afferenti al capitolo perimetrato sanità U101069 da erogarsi per il tramite dell'Azienda Zero.
L'Assessore Manuela Lanzarin riferisce quanto segue.
La Legge 9 gennaio 2006, n. 7 “Disposizioni concernenti la prevenzione e il divieto delle pratiche di mutilazione genitale femminile”, disciplina le misure per la prevenzione, il contrasto e la repressione delle mutilazioni genitali femminili (MGF), riconosciute come violazioni dei diritti fondamentali all’integrità fisica e alla salute di donne e bambine. La normativa prevede specifiche sanzioni penali e promuove interventi di prevenzione, informazione e formazione sul fenomeno.
Tale normativa si fonda sui principi costituzionali italiani, in particolare sul riconoscimento e la tutela dei diritti fondamentali (artt. 2 e 3) e sulla protezione della salute (art. 32). A livello internazionale, essa si inserisce nel quadro della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (1948), della Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne (CEDAW, 1979) e della Convenzione sui diritti del fanciullo (1989), che impongono l’adozione di misure efficaci per la tutela da pratiche lesive.
Il quadro internazionale si è ulteriormente rafforzato con la Convenzione del Consiglio di Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul, 2011), che riconosce le MGF come una forma di violenza di genere e richiede misure di prevenzione e protezione. L’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile dell’ONU, in particolare l’Obiettivo 5.3, si propone di eliminare tutte le pratiche dannose, comprese le mutilazioni genitali femminili.
A livello europeo, il Parlamento e la Commissione hanno più volte evidenziato l’importanza di un approccio sistemico alle mutilazioni genitali femminili, come espresso nella Risoluzione del Parlamento Europeo del 2009 e nella Comunicazione della Commissione Europea del 2013, che definiscono un quadro strategico comune. Più recentemente, la Strategia dell’Unione Europea per l’eliminazione della violenza di genere 2020-2025 ha riaffermato e rafforzato questo impegno, ponendo particolare attenzione alla prevenzione delle MGF come una delle forme più gravi di violenza contro donne e ragazze, e promuovendo azioni coordinate tra Stati membri per sensibilizzare, proteggere le vittime e rafforzare la cooperazione internazionale.
In ambito nazionale, la promozione di interventi di prevenzione, informazione e formazione sul fenomeno previsti dalla L. n. 7/2006, è richiamata anche nel Piano strategico nazionale contro la violenza sulle donne e la violenza domestica 2025-2027.
Per l’attuazione degli interventi di cui alla L. n. 7/2006, il Ministero della Salute trasferisce annualmente alle Regioni specifiche risorse tramite propri decreti.
La Regione del Veneto, nel corso degli anni, ha destinato mediante specifici provvedimenti (Deliberazioni della Giunta regionale n. 4317 del 29 dicembre 2009, n. 2171 del 25 novembre 2013, n. 1351 del 22 agosto 2017, n. 2026 del 6 dicembre 2017) parte di queste risorse attraverso le Aziende ULSS e diversi progetti, volti alla formazione e all’aggiornamento degli operatori sanitari e di altri professionisti che operano con le comunità di persone immigrate. Tali interventi hanno mirato a sviluppare competenze adeguate per affrontare le problematiche legate alle mutilazioni genitali femminili, inclusa l’assistenza e la riabilitazione delle donne vittime, oltre a promuovere campagne di prevenzione.
Inoltre, il tema delle MGF è stato affrontato anche nel progetto “Il riconoscimento e la risposta operativa alla violenza di genere nel sistema socio-sanitario del Veneto” (DGR n. 400 del 7 aprile 2023), finanziato dalla Regione del Veneto con risorse proprie in attuazione della Legge regionale 23 aprile 2013, n. 5, che promuove azioni di sistema per la prevenzione e il contrasto alla violenza contro le donne. Questo progetto, in linea con le indicazioni della Convenzione di Istanbul, ha avuto come obiettivo principale la formazione del personale sanitario e sociosanitario, con particolare attenzione a chi opera nei Dipartimenti di emergenza e nei Pronto soccorso. La formazione è stata rivolta al miglioramento del riconoscimento della violenza contro le donne, a rafforzare la rete multidisciplinare di intervento e a prevenire eventuali recidive.
A quasi venti anni dall’entrata in vigore della Legge n. 7/2006, e alla luce dei significativi cambiamenti storici, sociali e politici a livello internazionale, si evidenzia con urgenza la necessità di rafforzare l’impegno regionale sul tema delle mutilazioni genitali femminili.
Secondo il Rapporto ISTAT 2024 e i dati del Ministero dell’Interno, si stima che in Italia vivano circa 87.600 donne che hanno subito MGF, e oltre 7.600 bambine a rischio, principalmente provenienti da Paesi in cui la pratica è ancora diffusa (es. Egitto, Nigeria, Senegal, Somalia, Mali).
Il Veneto, con una popolazione straniera residente pari a 501.161 persone al 1° gennaio 2024 (10,3% del totale), si colloca al quarto posto tra le Regioni italiane per presenza di cittadini stranieri. Le province di Verona e Padova ospitano il 42% di tale popolazione, con una consistente rappresentanza da Africa (20,1%) e Asia (22,7%), aree geografiche in cui, secondo i dati UNICEF e OMS, il tasso di prevalenza delle MGF può arrivare fino al 90% in alcune comunità.
Questi dati indicano con chiarezza che il fenomeno non può essere considerato marginale o residuale, ma richiede una risposta sistemica, coordinata e duratura, orientata non solo alla repressione della pratica ma, soprattutto, alla prevenzione, alla protezione delle vittime e al cambiamento culturale.
Alla luce di queste evidenze, risulta non solo opportuno, ma necessario e doveroso consolidare un approccio multidisciplinare e inter istituzionale, che coinvolga i servizi sanitari, scolastici, sociali, le comunità migranti e le autorità giudiziarie, finalizzato a:
A tal fine, si propone l’avvio di un’azione regionale strutturata, che permetta un’analisi approfondita del fenomeno in Veneto, valutando il livello di conoscenze, la qualità delle pratiche professionali e l’efficacia delle strategie di prevenzione già attivate, in coerenza con quanto previsto dalla Legge n. 7/2006 e dagli standard internazionali in materia di diritti umani, salute e parità di genere. L’azione regionale si svilupperà nel biennio 2026-2027 secondo due linee di intervento.
La prima linea di intervento sarà dedicata alla valutazione del livello di formazione e informazione tra operatori sanitari e sociosanitari, con l’obiettivo di sviluppare un percorso formativo aggiornato volto a individuare, all’interno di ciascuna Azienda Sanitaria, figure professionali di riferimento per le problematiche connesse alle MGF. Queste figure faciliteranno la presa in carico multidimensionale dei casi emergenti.
Si propone di affidare la realizzazione di questa prima linea di intervento alla Fondazione Scuola di Sanità Pubblica (Fondazione S.S.P.), un ente istituito con la Deliberazione della Giunta regionale n. 5508 del 15 novembre 1994. La Fondazione supporta gli uffici regionali nella progettazione, organizzazione ed erogazione di attività formative rivolte al personale del Sistema Sanitario Regionale. Inoltre, la stessa Fondazione è stata già impegnata nell’organizzazione e gestione di progetti analoghi nel settore della violenza contro le donne quali, nello specifico, “La violenza di genere nel sistema dell'urgenza: dal riconoscimento alla risposta operativa” – DGR n. 1759 del 7 novembre 2017 e DGR n. 1876 del 17 dicembre 2019, e il già menzionato “Il riconoscimento e la risposta operativa alla violenza di genere nel sistema socio-sanitario del Veneto”.
Le linee programmatiche relative al presente intervento, proposte dalla Fondazione S.S.P. con nota prot. 2788_25 del 1° settembre 2025 acquisita al protocollo regionale n. 485750 del 23 settembre 2025, sono riportate nell’Allegato A, parte integrante del presente provvedimento, e comprendono, tra l’altro, la scansione temporale delle attività previste, con avvio delle stesse a partire dal mese di novembre 2025.
La seconda linea di intervento sarà dedicata allo sviluppo di percorsi formativi e di azioni di sensibilizzazione per la prevenzione delle MGF al di fuori dell’ambito sanitario, coinvolgendo l’intero territorio regionale e valorizzando esperienze e reti già esistenti. In particolare, si intende: rafforzare la formazione degli operatori educativi e scolastici, promuovere il lavoro di rete tra istituti scolastici e servizi a livello provinciale e regionale, e incrementare il coinvolgimento di famiglie e comunità per aumentare la consapevolezza sulle MGF, favorendo l’empowerment femminile e la tutela della salute e dei diritti delle donne.
In coerenza con l’approccio integrato e territoriale delineato, e al fine di garantire un’efficace attuazione della seconda linea di intervento, la Regione del Veneto ha avviato un percorso di collaborazione istituzionale con il Comune di Padova, individuato come ambito prioritario di intervento per il suo profilo demografico, la maturità delle politiche locali in tema di diritti e pari opportunità e l’ampiezza delle reti territoriali attive.
Padova rappresenta infatti uno dei principali centri urbani della Regione, con una consistente presenza, come già sopra richiamato, di comunità migranti provenienti da Paesi in cui le pratiche di mutilazione genitale femminile risultano ancora diffuse. La città conta oltre 39.000 residenti stranieri, pari a circa il 18% della popolazione comunale, con nuclei significativi originari da Nigeria, Senegal, Egitto, Mali, Bangladesh e Pakistan, ovvero Paesi inseriti nelle liste di sorveglianza dell’OMS e oggetto di attenzione da parte di progetti europei e nazionali sul contrasto alle MGF.
Con lettera di intenti (prot. n. 414253 del 28 agosto 2025), il Direttore dell’Unità Organizzativa Famiglia, Minori, Giovani e Servizio civile ha proposto al Comune di Padova l’avvio di una collaborazione, ai sensi dell’art. 15 della Legge 7 agosto 1990, n. 241, per la realizzazione di attività educative e di sensibilizzazione sul tema delle MGF. A seguito di ciò, con nota prot. n. 525442 del 2 ottobre 2025 acquisita al protocollo regionale n. 521535 del medesimo giorno, il Comune ha trasmesso alla Regione la Deliberazione della Giunta comunale n. 547 del 30 settembre 2025 con la quale è stata formalmente espressa la volontà di aderire alla proposta regionale e sviluppare una progettualità condivisa.
La scelta del Comune di Padova si fonda anche sulla presenza capillare e coordinata di servizi educativi, scolastici, sociali e sociosanitari di prossimità, che rappresentano un fondamentale punto di accesso per le donne, le bambine e le famiglie potenzialmente esposte al rischio di MGF. Questa infrastruttura territoriale permette di intercettare precocemente situazioni di vulnerabilità, garantendo interventi tempestivi e culturalmente adeguati.
Padova si distingue inoltre per una pluriennale esperienza nella prevenzione della violenza di genere, nell’accoglienza interculturale e nella promozione dei diritti umani, consolidata attraverso politiche pubbliche strutturate e azioni di rete. Tra le principali iniziative si ricordano la promozione del Centro antidiscriminazioni “Mariasilvia Spolato”, la gestione di due case rifugio per donne vittime di violenza, e la partecipazione al progetto “P-ACT – Percorsi di Attivazione Contro il Taglio dei diritti”, finanziato dal Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione (FAMI) e coordinato da AMREF Health Africa, che ha rappresentato una delle esperienze più significative a livello nazionale sul tema delle MGF. All’interno di tale progetto, è stato istituito un Tavolo Interistituzionale per la prevenzione e il contrasto delle MGF e sottoscritto un protocollo d’intesa tra i principali attori territoriali, tra cui il Comune di Padova, l’Azienda ULSS 6 Euganea, l’Azienda Ospedaliera - Università di Padova e la stessa AMREF.
Queste buone pratiche, già testate con successo, costituiscono una base solida e replicabile per lo sviluppo di un modello operativo regionale. La scelta di Padova risponde dunque non solo a criteri di contesto, ma anche alla volontà di valorizzare esperienze consolidate, rafforzare il coordinamento intersettoriale e promuovere un sistema territoriale capace di integrare prevenzione, formazione e presa in carico, in linea con gli obiettivi della Legge 7/2006, della Convenzione di Istanbul e della Strategia dell’UE per l’eliminazione della violenza di genere.
Si propone pertanto di affidare la realizzazione della seconda linea di intervento al Comune di Padova, con l’incarico di curarne gli aspetti organizzativi e gestionali.
Per regolare i rapporti tra la Regione del Veneto e il Comune di Padova si propone la sottoscrizione di un Accordo di collaborazione ai sensi dell’art. 15 della Legge 7 agosto 1990, n. 241. Lo schema di tale Accordo è riportato nell’Allegato B, parte integrante del presente provvedimento, e definisce gli impegni reciproci, la durata del rapporto e le modalità di erogazione del contributo.
Con il presente atto si propone inoltre di finanziare la proposta di interventi in materia di prevenzione e contrasto alle mutilazioni genitali femminili, utilizzando le risorse trasferite dal Ministero della Salute, come precedentemente richiamato, per un importo complessivo pari a euro 324.189,66.
Tale importo, afferente al capitolo perimetrato sanità U101069, è determinato nel seguente modo.
La quota di euro 284.643,03 è stata trasferita ad Azienda Zero con i seguenti decreti del Direttore dell’Unità Organizzativa Famiglia, Minori, Giovani e Servizio civile, in attesa dell’individuazione dei beneficiari delle risorse:
La quota di euro 39.546,63 riguarda risorse assegnate alla Regione con i Decreti del Ministero della Salute del 13 novembre 2015, del 9 novembre 2016, del 8 agosto 2017 e del 5 giugno 2018, e già trasferite ad Azienda Zero con i Decreti del Direttore della Direzione Servizi sociali n. 155 del 4 dicembre 2017, n. 175 del 15 dicembre 2017 e n. 123 del 20 novembre 2018. Nello specifico, l’importo di euro 39.546,63 rappresenta economie di spesa risultanti dalle attività realizzate in attuazione delle citate DGR n. 1351/2017 e n. 2026/2017.
L’importo complessivo di euro 324.189,66, imputato al capitolo di spesa n. 101069 denominato “Misure per prevenire, contrastare e reprimere le pratiche di mutilazione genitale femminile (L. 09/01/2006, n.7)”, è da assegnare per euro 39.000,00 a favore della Fondazione S.S.P. e per euro 285.189, 66 al Comune di Padova.
Tali finanziamenti verranno erogati, per il tramite di Azienda Zero, alla Fondazione S.S.P. ad esecutività del presente provvedimento e al Comune di Padova con le modalità dettagliate nello schema di Accordo – Allegato B.
Si propone di incaricare il Direttore dell’Unità Organizzativa Famiglia, Minori, Giovani e Servizio civile per la sottoscrizione del citato Accordo di collaborazione e la costituzione di un gruppo di lavoro tra la Regione, la Fondazione S.S.P. e il Comune di Padova con la funzione di coordinamento tra le due linee di intervento al fine di realizzare un’azione coerente ed integrata sul territorio regionale.
Il Gruppo di lavoro dovrà essere convocato dalla Regione entro 20 giorni dalla pubblicazione del presente provvedimento, al fine di avviare il confronto e la condivisione sulle attività da realizzare nell’ambito delle linee di intervento previste. In occasione della prima convocazione, il Comune darà comunicazione dell’eventuale determinazione di avvalersi, nel rispetto della normativa vigente e in conformità a quanto previsto nel menzionato schema di Accordo, di uno o più Enti del Terzo Settore per l’attuazione della seconda linea di intervento, provvedendo altresì all’avvio della conseguente procedura di individuazione.
Infine, si propone di autorizzare il Direttore dell’Unità Organizzativa Famiglia, Minori, Giovani e Servizio civile ad apportare allo schema di Accordo di collaborazione modifiche non sostanziali nell'interesse dell'Amministrazione regionale.
La U.O. Famiglia, Minori, Giovani e Servizio Civile è incaricata dell'esecuzione del presente atto.
Il relatore conclude la propria relazione e propone all'approvazione della Giunta regionale il seguente provvedimento.
LA GIUNTA REGIONALE
UDITO il relatore, il quale dà atto che la struttura competente ha attestato, con i visti rilasciati a corredo del presente atto, l'avvenuta regolare istruttoria della pratica, anche in ordine alla compatibilità con la vigente legislazione statale e regionale, e che successivamente alla definizione di detta istruttoria non sono pervenute osservazioni in grado di pregiudicare l'approvazione del presente atto;
VISTA la Legge 9 gennaio 2006, n. 7;
VISTO il il D.Lgs 23 giugno 2011, n. 118 e il successivo D.Lgs 10 agosto 2014, n. 126;
VISTO il D.Lgs. 14 marzo 2013, n. 33 e ss.mm. e ii.
VISTI i Decreti del Ministero della Salute del 21.03.2008, del 13 novembre 2015, del 9 novembre 11.2016, del 8 agosto 2017del 5.06.2018, del 26.07.2019 del 17.11.2020, del 19.11.2021, del 15.11.2022, del 25.09.2023, del 15.10.2024;
VISTA la L.R. 29 novembre 2001, n. 39 e ss.mm. e ii.;
VISTA la L.R. 25 ottobre 2016, n. 19;
VISTA la L.R. 27 dicembre 2024 n. 34;
VISTA la DGR n. 58 del 27 gennaio 2025 "Direttive per la gestione del Bilancio di previsione 2025 - 2027";
VISTO il Decreto del Segretario Generale della Programmazione n. 12 del 30 dicembre 2024;
VISTI i Decreti del Direttore della Direzione Servizi sociali n. 155/2017, n. 175/2017 e n. 123/2018;
VISTI i Decreti del Direttore dell’Unità Organizzativa Famiglia, Minori, Giovani e Servizio civile n. 110/2021, n. 140/2022, n. 154/2022, n. 132/2023 e n. 125/2024;
VISTO l’art. 2, comma 2 della L.R. 31 dicembre 2012, n. 54;
delibera
(seguono allegati)
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