Menu veloce: Pagina iniziale | Consultazione | Filtri di selezione | Contenuto
Scarica versione stampabile Deliberazione della Giunta Regionale

Bur n. 162 del 17 dicembre 2024


Materia: Veterinaria e zootecnia

Deliberazione della Giunta Regionale n. 1450 del 03 dicembre 2024

Progetto sperimentale per attenuare l'impatto legato alla presenza del lupo nelle aree montane del Veneto anche attraverso l'impiego della tecnologia (Art. 1, comma 2 L.R. 50/1993). Approvazione dello schema di Accordo di collaborazione tra la Regione del Veneto e il Dipartimento di Medicina Veterinaria dell'Università degli Studi di Sassari ai fini della realizzazione del progetto.

Note per la trasparenza

Si approva lo schema di Accordo di collaborazione scientifica tra la Regione del Veneto e il Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Sassari per la realizzazione del progetto denominato "Heimat, lupo e malghe in Veneto", progettualità legata alla presenza del lupo e predazioni nelle aree montane della Regione Veneto - uso della tecnologia per la dissuasione: Sistemi di dissuasione mobili a ridotto consumo energetico, autorizzando un impegno finanziario a carico del Bilancio regionale di € 165.803,00, di cui euro  75.803,00 per l’annualità 2025 ed euro  90.000,00 per l’annualità 2026.

L'Assessore Cristiano Corazzari riferisce quanto segue.

Ai sensi e per le finalità di cui all’art. 1, comma 2 della Legge regionale 9 dicembre 1993, n. 50, la Regione promuove e mette in atto studi su ambiente e fauna selvatica, oltre ad incoraggiare l’adozione di iniziative per lo   sviluppo   delle   conoscenze   ecologiche   e   biologiche   nel   medesimo   settore. A richiedere particolare attenzione è il progressivo ritorno dei grandi carnivori nelle zone alpine: il fenomeno non ha ripercussioni dal solo punto di vista sociale, ma anche economico, considerando i danni da predazione esercitati sul settore zootecnico, già di per sé in difficoltà in particolare in montagna. Nello specifico il lupo ha visto, nella prima metà del ‘900, un declino molto importante: la specie si è estinta completamente nell’arco alpino, mentre pochi individui rimanevano, lungo la catena degli Appennini, nella loro parte centro-meridionale. La situazione ha subìto una svolta a partire dagli anni '70, quando il lupo ha ripreso lentamente a diffondersi, dapprima lungo la catena appenninica e poi nelle Alpi occidentali. Oggigiorno si continua ad assistere all’incremento numerico nella popolazione di lupo e alla sua espansione territoriale nell’area alpina.

In Veneto, in particolare in Lessinia, si assiste nel 2012 all’insediamento del primo nucleo riproduttivo, costituito da un maschio proveniente dalla Slovenia e da una femmina di origine appenninica; l’anno successivo, a partire da questa coppia, ha origine il primo branco delle Alpi centro-orientali. Da qui la specie ha continuato ad espandersi, sia dal punto di vista territoriale che demografico. I dati del campionamento 2021/2022 (novembre 2023) hanno confermato la presenza certa, in territorio veneto, di 15 unità riproduttive; di queste, se ne individuano alcune che si muovono su un territorio a cavallo tra Veneto e provincia di Trento. In quelle zone montane ove il lupo è rimasto assente per decenni, si sono consolidati sistemi di allevamento e gestione del bestiame che non utilizzano efficaci strategie di prevenzione e difesa: il ritorno del predatore nelle stesse aree ha comportato, come ovvia conseguenza, un incremento importante dell'impatto causato dalle predazioni sul bestiame domestico al pascolo, con ripercussioni non solo economiche ma anche sociali. Per rispondere a questa situazione e per far fronte all’impatto del lupo, la Regione del Veneto assicura, dal 2007, a valere sulle proprie risorse ordinarie destinate alla prevenzione e indennizzo dei danni provocati da fauna selvatica alle produzioni agricole (si vedano art. 28 della L.R. 9 dicembre 1993 n. 50; art. 3, c. 1 della L.R. 23 aprile 2013 n. 6), l’erogazione di contributi a titolo di ristoro integrale dei danni da predazione causati da grandi carnivori selvatici a carico delle produzioni zootecniche, nonché gli interventi necessari ed adatti di prevenzione per tali danni. 

Tra le principali attività antropiche maggiormente interessate dai danni causati dalla specie lupo, si devono considerare le attività di allevamento e pastorizia praticate nel "complesso malgivo" del Veneto. Anche per questo motivo, le malghe sono state oggetto, negli ultimi anni, di particolare attenzione da parte della pianificazione territoriale e paesaggistica, in quanto riconosciuto quale elemento caratterizzante la storia e la cultura delle popolazioni residenti nella montagna veneta.

Per quanto sopra evidenziato, il Consiglio regionale ha approvato la L.R. 21 marzo 2023, n. 4 “Valorizzazione del patrimonio regionale delle malghe” volta principalmente alla promozione dello sviluppo sostenibile del territorio e del patrimonio naturale e storico-paesaggistico, promuovendo e valorizzando il patrimonio regionale delle malghe. Tale patrimonio costituisce un elemento caratteristico dell'attività agricola tradizionale e identitario del paesaggio montano regionale, e svolge un'importante funzione ambientale, socio-economica nonché di erogazione di servizi ecosistemici. Pertanto, la corretta gestione delle malghe e dell'esercizio dell'attività di alpeggio costituiscono azioni essenziali per garantire un'adeguata conservazione del valore agricolo, della biodiversità,   dei   paesaggi   e   dell'assetto   idrogeologico   del   territorio   montano. Inoltre, la Regione del Veneto, attraverso il Piano territoriale regionale di Coordinamento, già adottato con DGR n. 372 del 17 febbraio 2009 e n. 427 del 10 aprile 2013, e successivamente approvato in coerenza con quanto previsto del D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42, riconosce il patrimonio storico culturale quale elemento conformante il territorio ed il paesaggio e quale componente identitaria delle comunità che vi insistono. In particolare, facendo riferimento al “Documento per la valorizzazione del paesaggio veneto” e alle Norme Tecniche, all’art. 69 “Sistemi culturali territoriali”, al comma 3, si indica “…. Il presente piano riconosce inoltre quali sistemi culturali i seguenti: “insediamenti rurali, malghe e architetture alpine e dolomitiche. La Regione, anche con la collaborazione di altri enti, promuove la valorizzazione degli insediamenti rurali, delle malghe e delle architetture alpine e dolomitiche, anche con finalità di incremento dell’offerta turistica in montagna, nonché la formazione degli operatori e la promozione culturale – turistica di tale patrimonio”.

Le malghe quindi, intese come complesso articolato di edifici rurali e superfici pascolive a questi connessi, risultano a pieno titolo inquadrate e formalmente riconosciute nel provvedimento territoriale regionale, PTRC, come afferenti al patrimonio culturale e quindi rientranti nella categoria di cui al paragrafo 3 dell’art. 29 del Regolamento (UE) n. 702/2014.

Oggi le malghe costituiscono sistemi multifunzionali, nei quali vanno sostenuti e valorizzati gli investimenti sul capitale fisico e naturale, salvaguardando la biodiversità, il paesaggio e le tradizioni di cultura locale. Al complesso “malga” è stato di recente riconosciuto il valore e l'importanza della multifunzionalità legata non solo al processo produttivo ma anche alla preservazione dell’ambiente e del paesaggio, al potenziamento del turismo rurale e della valorizzazione socio-culturale. L'obiettivo quindi da perseguire è il mantenimento di una significativa presenza dell'alpicoltura per contrastare i fenomeni di abbandono delle attività agricole nelle zone montane.

Nel corso degli ultimi decenni la gestione dei pascoli e degli animali domestici nel contesto di montagna ha subito profonde modificazioni. Sono infatti profondamente mutate le esigenze alimentari, economiche e sociali le quali hanno impattato anche sulle modalità di allevamento bovino nei pascoli alpini e nelle malghe. A titolo esemplificativo, i principali cambiamenti avvenuti nelle modalità di allevamento e nella conduzione delle malghe riguardano prevalentemente le razze bovine monticate non più esclusivamente autoctone, l’aumento complessivo del numero dei capi negli allevamenti, la preferenza nella monticazione degli animali non in lattazione, nonché l’accorpamento dei pascoli di alcune malghe contigue che ha comportato un notevole aumento dell’estensione territoriale.

Nel contempo, negli ultimi anni, i grandi predatori stanno ripopolando sempre più velocemente il territorio montano, compreso quello delle montagne venete e la convivenza con questi animali, importanti dal punto di vista ecologico ma da sempre in competizione con le varie attività umane, può tuttavia scatenare conflitti con le popolazioni locali e nella gestione delle attività tradizionali.

Oltre al cambiamento sopra esposto, avvenuto nel medio lungo periodo, nel corso delle ultime stagioni d’alpeggio, si è verificato un naturale cambiamento del sistema di pascolamento dei bovini in quanto, con l’arrivo dei grandi carnivori, l’equilibrio che si era consolidato nel corso dell’ultimo secolo è profondamente mutato. Infatti, si è notato che in molte malghe i bovini tendenzialmente stanno evitando di pascolare nelle aree più marginali dei pascoli vicino all’area boscata, a favore delle aree immediatamente adiacenti ai fabbricati, proprio per timore di subire attacchi improvvisi da parte dei grandi carnivori. Questo sta provocando un mutamento del cotico erboso, con un aumento delle erbe infestanti e la conseguente avanzata della superficie boscata, con la successiva perdita di biodiversità.

A ciò si aggiunge che il patrimonio malghivo della Regione del Veneto comprende oltre 700 malghe distinte quasi equamente tra pubbliche e private. In riferimento alle Province, si evidenzia questa distribuzione:

  • il 37% delle malghe sono localizzate nella Provincia di Vicenza;
  • il 26% delle malghe sono localizzate nella Provincia di Belluno;
  • il 25% delle malghe sono localizzate nella Provincia di Verona;
  • il 12% delle malghe sono localizzate nella Provincia di Treviso.

Se da un lato i tradizionali sistemi di prevenzione risultano essere i presidi più frequentemente impiegati e i più efficaci in termini di rapporto costi/benefici in quelle aree ove il predatore è stabilmente presente, in particolare per l’allevamento ovicaprino, i medesimi risultano difficilmente attuabili in quelle aree dove manca la custodia permanente degli animali al pascolo, e in particolare per la protezione dei bovini nel loro pascolamento allo stato brado e/o semi-brado. Per questo motivo il settore bovino è quello maggiormente colpito dalle predazioni di lupo.

In tal senso è importante combinare un sempre maggior utilizzo delle tecniche di prevenzione tradizionali con la sperimentazione di nuovi sistemi, così da ridurre al minimo l’impatto del predatore sulle attività economiche. Tra i sistemi innovativi di maggior interesse ci sono quelli che prevedono una gestione a tutela del rischio di predazione del bestiame allevato, considerando al contempo lo status di specie particolarmente protetta attribuito al lupo (per cui non è possibile, al momento, l’applicazione di metodi per il contenimento numerico). Tali sistemi si basano su una gestione proattiva della specie, per cui è fondamentale conoscere a fondo le abitudini e il comportamento dell’animale (il lupo) al fine dell’elaborazione e attuazione della migliore tecnica di protezione del bestiame.

Sulla base delle considerazioni sopra riportate, il Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Sassari (d’ora in poi “DIPVET”), che per il tramite del Gruppo di lavoro guidato dal Prof. Marco Apollonio ha maturato esperienza pregressa nel monitoraggio della presenza del lupo, nella cattura di esemplari puri e di esemplari ibridi (lupo-cane) nel corso di progetti condotti nella Regione Veneto, come il Progetto sperimentale per la gestione proattiva del lupo in Veneto attraverso catture e telemetria satellitare di cui alle DGR nn. 1350/2018 e 962/2022, ha elaborato e sottoposto all’attenzione un progetto denominato "Heimat, lupo e malghe in Veneto”, con l’obiettivo di attenuare l'impatto legato alla presenza del lupo nelle aree montane del Veneto anche attraverso l'impiego della tecnologia, al fine di sperimentare nuovi sistemi di gestione proattiva del lupo in Veneto, attraverso la cattura e la telemetria satellitare, finalizzati alla prevenzione delle predazioni sul bestiame di allevamento al pascolo, in particolare:

  • analizzare, attraverso la telemetria satellitare il comportamento spaziale dei lupi, la loro reazione agli interventi di prevenzione adottati sulla scorta di quanto indicato dal personale del Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Padova;
  • costituire un Gruppo di intervento rapido per la cattura di lupi confidenti o problematici con particolare riferimento all’ambito urbano;
  • formare personale capace di fornire assistenza tecnica per la realizzazione di interventi di condizionamento avversivo e interventi di rimozione in deroga di lupi confidenti o ad alto tasso di predazione, come previsto nel “Piano di conservazione e gestione del lupo in Italia”;
  • coadiuvare il personale della Regione e delle Province nella interlocuzione con ISPRA e Ministero dell’Ambiente e Sicurezza Energetica per condividere regole e procedure di prevenzione dei conflitti e definire una pianificazione della gestione del lupo su base regionale.

In base a tale progetto si prevede, in primis, l’apposizione di radiocollari satellitari dotati di GPS ad alcuni esemplari di lupo, in grado di attivare sistemi di allerta quali le virtual fences. Tali sistemi sono finalizzati ad individuare gli avvicinamenti dei lupi alle malghe nelle quali siano stati applicati i sistemi indicati dal Dipartimento di Ingegneria dell’Università di Padova; con tale Dipartimento verranno sperimentati anche dispositivi di allerta a lunga durata che permettano l’attivazione di sistemi di dissuasione anche dopo lo sgancio del collare dell'animale, secondo un programma di attività nel periodo 2025-2026.

Il Dipartimento di Medicina Veterinaria di Sassari ha elaborato e sottoposto all’attenzione della Direzione Agroambiente, Programmazione e Gestione ittica e faunistico-venatoria, un progetto che si integra con quello presentato dal  dall’Università degli Studi di Padova / Centro Interdipartimentale di ricerca “Centro Studi di Economia e Tecnica dell’Energia Giorgio Levi Cases” denominato "Heimat, lupo e malghe in Veneto", progettualità legata alla presenza del lupo e predazioni nelle aree montane della Regione Veneto
- uso della tecnologia per la dissuasione: Sistemi di dissuasione mobili a ridotto consumo energetico, al fine di contribuire significativamente alla gestione sostenibile dei conflitti uomo-fauna, offrendo strumenti innovativi che combinano efficienza, sostenibilità e rispetto per l’ecosistema.

Il progetto si articola in tre fasi principali.

Nella prima fase viene svolta attività di monitoraggio del lupo, con l’obiettivo di catturare alcuni esemplari e dotarli di radiocollare satellitare, un passaggio fondamentale per acquisire dati oggettivi per validare gli interventi di prevenzione suggeriti dal Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Padova. L’applicazione di radiocollari agli animali sarà funzionale per l’attivazione di sistemi di allerta nel caso di avvicinamenti dei predatori alle malghe ove il Progetto sarà attuato, ma anche per analizzare il comportamento degli animali e il loro eventuale cambiamento nelle abitudini spaziali e alimentari in base alle azioni di dissuasione intraprese. 

La seconda fase prevede l’organizzazione di un gruppo di intervento rapido in collaborazione operativa permanente con le Polizie Provinciali regionali, al fine di mettere in atto azioni di condizionamento negativo e, contestualmente, pianificare e attuare velocemente operazioni di rimozione di lupi pericolosi o confidenti in ambito urbano e periurbano.

Nella terza fase, l’obiettivo è quello di sviluppare una collaborazione puntuale con gli Uffici Regionali e Provinciali finalizzata all’interlocuzione con ISPRA e MASE per decidere circa le modalità di intervento per casi problematici, protocolli di azione per la prevenzione dei danni in aziende zootecniche e per avviare l’elaborazione di un piano di gestione della specie su base regionale.  Attraverso il monitoraggio del comportamento degli animali, il progetto si prefigge di identificare soluzioni ottimali per la protezione degli allevamenti.

Il  progetto risponde alla finalità di ricerca scientifica applicata alla gestione faunistica, nell’interesse sia della tutela rigorosa della specie selvatica, che di quella dell’ambiente montano comprensivo delle attività antropiche tradizionali quali il pascolo del bestiame domestico, finalità che rappresentano obiettivi di interesse pubblico e che rientrano tra quelle istituzionali affidate tanto alla Regione quanto all’Istituto universitario.

In base alla Legge 7 agosto 1990, n. 241, “Nuove norme sul procedimento amministrativo”, ai sensi dell’art. 15 c. 1 “le amministrazioni pubbliche possono sempre concludere tra loro accordi per disciplinare lo svolgimento in collaborazione di attività di interesse comune”.

In più, ai sensi dell’art. 7, comma 4 del D.Lgs. 31 marzo 2023, n. 36, è previsto che la cooperazione tra stazioni appaltanti o enti concedenti volta al perseguimento di obiettivi di interesse comune non rientra nell'ambito di applicazione del “Nuovo Codice degli Appalti” quando concorrono tutte le seguenti condizioni: 

  1. interviene esclusivamente tra due o più stazioni appaltanti o enti concedenti, anche con competenze diverse;
  2. garantisce l'effettiva partecipazione di tutte le parti allo svolgimento di compiti funzionali all'attività di interesse comune, in un'ottica esclusivamente collaborativa e senza alcun rapporto sinallagmatico tra prestazioni;
  3. determina una convergenza sinergica su attività di interesse comune, pur nella eventuale diversità del fine perseguito da ciascuna amministrazione, purché l'accordo non tenda a realizzare la missione istituzionale di una sola delle amministrazioni aderenti;
  4. le stazioni appaltanti o gli enti concedenti partecipanti svolgono sul mercato aperto meno del 20 per cento delle attività interessate dalla cooperazione.

In base a tali premesse, gli uffici regionali ed il il DIPVET sono pervenuti alla definizione dello  schema di Accordo di collaborazione scientifica tra la Regione del Veneto ed il DIPVET, nei termini di cui all’Allegato A, facente parte integrante del presente provvedimento, finalizzato alla realizzazione del Progetto di cui sopra, i cui presupposti, contenuti e programmazione sono sintetizzati nel documento, che costituisce allegato allo schema di Accordo.

In base a detto schema di Accordo di collaborazione scientifica, la Regione del Veneto ed il il DIPVET, considerato il reciproco interesse alla realizzazione dei progetti in questione, si impegnano a realizzare le attività descritte nell’Accordo medesimo, nel rispetto di criteri e presupposti fissati dalla normativa vigente precedentemente richiamata, secondo una ripartizione degli adempimenti e degli impegni finanziari. Tenendo in considerazione quest’ultimo aspetto, preso atto che la spesa per la realizzazione del progetto viene previsionalmente quantificata in euro 182.383,30 totali, dei quali euro 165.803,00 a carico della Regione del Veneto, ed euro 16.580,30 come quota di cofinanziamento del 10% a carico del DIPVET, rendicontabile come costo di personale strutturato, secondo le modalità indicate nell’Allegato A del presente atto.  

In particolare, l’Accordo prevede che la Regione del Veneto riconosca al DIPVET, a parziale copertura della citata spesa, un trasferimento di euro 165.803,00, da erogare in due tranche, una di acconto pari ad euro 75.803,00 a seguito di rendicontazione intermedia entro il 31/12/2025 e l’altra a salto di euro 90.000,00 a seguito di rendicontazione finale entro il 30/04/2027, entrambi a seguito di rendicontazione dettagliata delle attività, secondo le modalità riportate nell’Articolo 6 dell’Accordo.

Il richiamato progetto, nei termini sopra esposti, è stato trasmesso alla competente Direzione Agroambiente, Programmazione e Gestione   ittica   e   faunistico-venatoria   con   nota   numero   di   protocollo 604998 del 28/11/2024 da parte del Dipartimento di Medicina Veterinaria dell'Università degli Studi di Sassari, condividendo preventivamente anche lo schema di Accordo di collaborazione scientifica.

L’Accordo di collaborazione scientifica potrà altresì essere oggetto di rinnovo oltre i termini di cui sopra, previo accordo tra le Parti e verifica della disponibilità finanziaria da parte della Regione. 

Tutto ciò premesso, valutata la legittimità dell’Accordo proposto ai sensi dell’art. 15, comma 1 della Legge 7 agosto 1990 n. 241, concernente gli accordi tra Amministrazioni pubbliche per disciplinare lo svolgimento in collaborazione di attività di interesse comune, e dell’articolo 7, comma 4 del D.Lgs. 31 marzo 2023 n. 36 (Nuovo Codice degli Appalti), nonché valutata la congruenza degli oneri a carico della Regione del Veneto rispetto alle finalità perseguite dal Progetto, preso atto delle disponibilità recate per le annualità 2025 e 2026 dal capitolo di spesa n. 075058 ad oggetto “Trasferimenti per iniziative in materia di protezione della fauna selvatica e del prelievo venatorio” del Bilancio di previsione 2024-2026, con il presente provvedimento si approva lo schema di Accordo di collaborazione scientifica tra la Regione del Veneto ed il DIPVET, nei termini di cui all’Allegato A, facente parte integrante del presente provvedimento, finalizzato alla realizzazione del Progetto di cui sopra, i cui presupposti, contenuti e programmazione sono sintetizzati nel documento, che costituisce allegato allo schema di Accordo.

Compete al Direttore della Direzione Agroambiente, Programmazione e gestione ittica e faunistico-venatoria ogni successivo adempimento in merito, ed in particolare:

  1. la sottoscrizione digitale dell’Accordo per conto della Regione del Veneto, pena la nullità ai sensi dell'articolo 24 del D.Lgs. n. 82/2005, ad avvenuta approvazione del presente provvedimento;
  2. l'assunzione dell’impegno contabile e le pertinenti liquidazioni, secondo le previsioni dettagliate agli artt. 5 e 6 dell’Accordo di cui al precedente punto, dando atto che dalla sottoscrizione dello stesso Accordo deriva attualmente, a carico della Regione del Veneto un impegno finanziario pluriennale così determinato:
    • euro 75.803,00 per l’annualità 2025, a valere sulle risorse recate dal capitolo 075058 del Bilancio 2024-2026;
    • euro 90.000,00 per l’annualità 2026, a valere sulle risorse recate dal capitolo 075058 del Bilancio 2024-2026.

Inoltre, compete al Direttore della Direzione Agroambiente, Programmazione e gestione ittica e faunistico- venatoria:

  1. l’eventuale proroga motivata del Progetto per il tempo necessario alla conclusione delle attività;
  2. l'attuazione delle parti di competenza della Regione del Veneto dell’Accordo, secondo le tempistiche e le modalità specificate nello stesso, tutti i necessari correlati procedimenti amministrativi e l'adozione dei necessari decreti dirigenziali.

Il relatore conclude la propria relazione e propone all'approvazione della Giunta regionale il seguente provvedimento.

LA GIUNTA REGIONALE

UDITO il relatore, il quale dà atto che la struttura competente ha attestato, con i visti rilasciati a corredo del presente atto, l'avvenuta regolare istruttoria della pratica, anche in ordine alla compatibilità con la vigente legislazione statale e regionale, e che successivamente alla definizione di detta istruttoria non sono pervenute osservazioni in grado di pregiudicare l'approvazione del presente atto;

RICHIAMATA la Legge 157/1992;

RICHIAMATO l’art. 1 comma 2 della L.R. 50/1993; VISTO l’art. 15 c. 1 della legge 7 agosto 1990, n. 241;

VISTO l’art. 7, c. 4 del Decreto legislativo 31 marzo 2023, n. 36;

VISTO l’art. 2, c. 2 della Legge regionale n. 54 del 31 dicembre 2012; VISTA la L.R. n. 32/2023 “Bilancio di previsione 2024-2026”;

VISTA la DGR n. 1615/2023 “Approvazione del documento tecnico di accompagnamento al Bilancio di previsione 2024-2026”;

VISTO il Decreto n. 25 del 29.12.2023 del Segretario Generale della Programmazione “Bilancio Finanziario Gestionale 2024-2026”;

VISTA la DGR n. 36/2024 “Direttive per la gestione del Bilancio di previsione 2024-2026”; RIASSUNTE le valutazioni di cui alla premessa, facente parte integrante del presente provvedimento;

delibera

  1. di approvare le premesse quale parte integrante e sostanziale del presente provvedimento;

  2. di avviare la collaborazione scientifica tra il Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Sassari e la Regione del Veneto per la realizzazione del progetto denominato "Heimat, lupo e malghe in Veneto. Progettualità legata alla presenza del lupo e predazioni nelle aree montane della Regione Veneto - uso della tecnologia per la dissuasione: Sistemi di dissuasione mobili a ridotto consumo energetico";

  3. di approvare lo schema di Accordo di collaborazione scientifica tra la Regione del Veneto e il Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Sassari - DIPVET, nei termini di cui all’Allegato A, parte integrante e sostanziale del presente provvedimento, finalizzato alla realizzazione del Progetto di cui al punto 2, i cui presupposti, contenuti e programmazione sono sintetizzati nel documento, che costituisce allegato allo schema di accordo;

  4. di affidare al Direttore della Direzione Agroambiente, Programmazione e gestione ittica e faunistico- venatoria ogni successivo adempimento ai fini dell’attuazione dell'Accordo di collaborazione di cui al punto 3, e in particolare:

  1. la sottoscrizione digitale dell’Accordo di collaborazione per conto della Regione del Veneto, pena la nullità ai sensi dell'art. 24 del D.Lgs. n. 82/2005, ad avvenuta approvazione del presente provvedimento;
  2. l'assunzione dell’impegno contabile e le pertinenti liquidazioni, secondo le previsioni dettagliate agli artt. 5 e 6 dell’Accordo di collaborazione di cui all’Allegato A;
  3. l’eventuale proroga motivata del Progetto per il tempo necessario alla conclusione delle attività;
  4. l'attuazione per quanto di competenza della Regione del Veneto dell’Accordo di collaborazione, secondo le tempistiche e le modalità specificate nello stesso, la determinazione di tutti i correlati procedimenti amministrativi e l'adozione dei necessari decreti dirigenziali;
  1. di dare atto che, alla sottoscrizione dello stesso Accordo di collaborazione, consegue attualmente, a carico del Bilancio della Regione del Veneto un impegno finanziario pluriennale così determinato:
  1. euro 75.803,00 per l’annualità 2025, a valere sulle risorse recate dal capitolo 075058 del Bilancio 2024-2026;
  2. euro 90.000,00 per l’annualità 2026, a valere sulle risorse recate dal capitolo 075058 del Bilancio 2024-2026;
  1. di dare atto che la Direzione Agroambiente, Programmazione e Gestione ittica e faunistico- venatoria, cui è stato assegnato il capitolo evidenziato al punto precedente, ha attestato che il medesimo presenta sufficiente capienza;
     
  2. di incaricare il Direttore della Direzione Agroambiente, Programmazione e Gestione ittica e faunistico-venatoria dell'esecuzione del presente atto, e dell'adozione di ogni ulteriore conseguente atto che si renda necessario in relazione alle attività oggetto del presente provvedimento, anche determinato dal sopravvenire di eventuali aggiornamenti normativi, nonché di eventuali modifiche non sostanziali all'Accordo di collaborazione di cui al punto 3;
     
  3. di dare atto che l'Accordo di collaborazione scientifica di cui al punto 3 potrà altresì essere oggetto di rinnovo oltre i termini, previo accordo tra le Parti e verifica della disponibilità finanziaria da parte della Regione;
     
  4. di incaricare la Direzione Agroambiente, Programmazione e gestione ittica e faunistico-venatoria dell’esecuzione del presente atto;
     
  5. di dare atto che il presente atto è soggetto a pubblicazione ai sensi dell’art. 23, comma 1, lett. d) del D.Lgs. 14 marzo 2013, n. 33;
     
  6. di pubblicare il presente atto nel Bollettino ufficiale della Regione.

(seguono allegati)

Dgr_1450_24_AllegatoA_544321.pdf

Torna indietro